Giuseppina Turrisi Colonna

foto-113

Giuseppina Turrisi Colonna nacque a Palermo il 2 aprile 1822, secondogenita del barone di Buonvicino, Marco Turrisi Colonna, e della nobildonna Emilia Colonna Romano. Fu sempre molto legata alla sorella maggiore, la pittrice Annetta, di due anni più grande di lei.

Giuseppina crebbe in un clima familiare sereno e rispettoso delle sue inclinazioni, come di quelle di sua sorella e dei suoi tre fratelli Nicolò, Giuseppe e Antonio. La stessa madre, donna di raffinata cultura e di larghe vedute, incoraggiò, in particolare, il talento artistico delle figlie ed il loro sentimento patriottico. Mentre Annetta mostrava una spiccata propensione alle arti figurative e pittoriche, Giuseppina, fin da giovanissima, rivelò una eccezionale attitudine alla poesia.

Giuseppina ed Annetta ricevettero quindi una scrupolosa educazione ed una accurata istruzione: a tale scopo i genitori le affidarono a maestri di grande levatura culturale. Molto peso sulla formazione delle due ragazze ebbero a questo proposito, le lezioni di Giuseppe Borghi, in seguito alle quali Giuseppina compose i suoi primi Inni sul modello di quelli manzoniani. Ad appena 14 anni, la giovanissima poetessa mostrava già di possedere talento ed una forte personalità: i suoi componimenti, infatti, erano ben lontani da qualsiasi sentimento di cristiana rassegnazione. La nobile giovinetta preferiva raccontare, con una passione vibrante, di Giuditta liberatrice del suo popolo, anticipando quello che sarebbe diventato poi uno degli aspetti fondamentali della sua poetica: il ruolo delle donne nella liberazione della Sicilia dal giogo straniero e nel processo di unificazione italiana.

In questo senso, Giuseppina Turrisi Colonna può a buon diritto essere considerata una pioniera del femminismo:

 

Né trastullo, né servo il nostro sesso

 col forte salga a dignità conforme!

 E non è un caso che la “Reale Scuola Normale Femminile” fondata a Catania con Regio decreto nel 1861 ( oggi è un istituto magistrale statale) le sia stata, a suo tempo,  intitolata. Così recitava la sua “Ode alle donne siciliane”, composta nel 1843 e pubblicata a Parigi, nel celebre “Parnaso italiano dei poeti contemporanei”:

 Sorgete o care, e nella patria stanza

 per voi torni l´ardire e la speranza

 

E se pensiamo che il femminismo italiano si svilupperà nel Nord Italia solo alla  fine dell’Ottocento grazie all’opera di
donne come Anna Maria Mozzoni e Marchesa Colombi ( Maria Antonietta Torriani) , ci rendiamo conto che Giuseppina può essere considerata addirittura una precorritrice. Lottare per la patria, incitare alla rivolta sembra essere una vera e propria “missione” a cui questa eccezionale giovinetta, ispirata dalla “voce di Dio” come una moderna Giovanna D’Arco a cui lei stessa si paragona, non esita ad immolarsi:

 Non trastul, ma di Dio
Voce i carmi saran, saran divina
Mission fra le genti,
E le sicane menti
Guidar di gloria nel cammin desio
Come al trionfo del natio Paese
Guidò gli Eroi la vergine francese!

 Così, maturando nel suo intimo una poesia “eroica” e con un’epica tutta al femminile, Giuseppina rifiuta di tradurre Anacreonte perché troppo delicato e preferisce i tormenti di Byron, il suo coniugare assieme poesia e vita da immolare sull´altare della libertà.
Nel 1841, a soli 19 anni, pubblica il suo primo volumetto di poesie. E’ un momento molto delicato: Palermo, recentemente colpita dal colera, è in preda alla più cruda desolazione. I versi servono a Giuseppina per continuare a guardare avanti, e a continuare a sperare in un futuro migliore per il suo popolo.

Tra i suoi modelli troviamo anche delle grandi poetesse del passato, in particolare Gaspara Stampa e Vittoria Colonna:
in esse, infatti, rifulge già l’ideale di una femminilità attiva e consapevole,  nella quale  Giuseppina si ritrova appieno. Lei, infatti,
scrive per tutti ma soprattutto per le altre donne,  incitandole a reagire tirando fuori forza, coraggio e tenacia: tre virtù tipicamente femminili, da sempre al servizio della famiglia e della patria intera.

Liriche di Giuseppina Turrisi Colonna

Di lì a poco, Giuseppina comincia a scrivere articoli sul polemico giornale palermitano “La ruota” e nel 1846 trascorre l´estate a
Firenze, dove con Le Monnier pubblica un secondo volume di poesie molto apprezzato dai critici. È fra i primi a superare
il  concetto limitante di “patria siciliana” e continua a rivolgersi alle donne, da cui attende un risorgimento
morale affinchè possa realizzarsi quello politico. E sogna un´Italia unita, ma non ad opera del papa: secondo lei, infatti,  l´Italia non può rinascere «nelle tenebrose sale del Vaticano».

Nel 1847 Giuseppina sposa il suo grande amore: è il principe Giuseppe Galati De Spuches. Sembra quindi attenderla una lunga vita di successi, sia artistici che familiari. Ma la sua felicità è di breve durata: nel 1848 muore di parto, a soli tre giorni di distanza dalla sorella Annetta ( morta di tisi).

La poetessa riposa nella bellissima chiesa di san Domenico a Palermo. Di lei ci restano tanti ritratti, dipinti dall’amatissima sorella, dove attraverso la bellezza del volto traspare l’indimenticata grandezza del suo animo.

 

Donatella Pezzino

 

Annunci

One thought on “Giuseppina Turrisi Colonna

I commenti sono chiusi.