La donna siciliana nella poetica di Ibn Hamdis

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Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell’anima il ricordo.

Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni.

Se sono stato cacciato da un Paradiso, come posso darne notizia?

 Se non fosse l’amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso.

Fra i poeti arabo siculi, uno dei più celebri e apprezzati è stato sicuramente Ibn Hamdis (1056-1133) nativo di Noto, il quale , dopo aver partecipato alle prime guerre contro i normanni, trascorse moltissimi anni in esilio prima a Siviglia, poi in Algeria e Tunisia. Gran parte della sua produzione poetica è composta da liriche di struggente nostalgia per la terra di Sicilia, dove trascorse i migliori anni della sua vita, e da poesie d’amore appassionate, nelle quali la donna siciliana è vagheggiata e temuta per la bellezza e il riserbo che ne accrescono la capacità seduttiva:

La civettuola eccola, che non molla dal far giocare

la sua indole asprigna contro la mia dolce indole

com’è slanciata nel suo muovere, col rametto di salice che le dà grazia

ma nel muovere è pur flessuosa  con la duna di sabbia

Il fascino di questa donna ha un che di magico, ma anche di crudele, per le torture che con un solo sguardo può infliggere all’animo del poeta, un elemento, questo dello sguardo ammaliatore di donna, che sarà ampiamente sfruttato dai poeti del Dolce Stil Novo:

O tu che annullasti il mio sonno e il mio sangue versasti

che il nodo scorsoio stringesti dicendo “ si “ alla mia morte

con il tuo raggiante occhio volutamente m’hai messo a morte

e non c’è nemmeno taglione per chi d’occhi uccide.

La donna amata è altera, riservata e a volte sdegnosa, nella poesia di Hamdis: ma è ritenuta capace anche di grandi turbamenti emotivi, una sensibilità che potrebbe manifestarsi se solo ella sapesse quanta sofferenza provoca nel poeta non poterle stare accanto.

Se tu fossi venuta a trovarmi

il mio stato t’avrebbe sbigottita.

Vedessi come son fatto dalla separazione.

Un fiume di lacrime s’arroventa

al mio respiro ardente,

tra me e te rigurgita una corrente infuocata.

In Hamdis l’esaltazione della bellezza della Sicilia è un tutt’uno con l’ammirazione per la virtù delle sue donne:

mi struggo di nostalgia

per la casa, i vicini e la virtù

attraente delle ragazze

a volte in modo esplicito, a volte invece utilizzando tale virtù come metafora. Qui l’argomento è la scelta del vino, paragonata alla scelta della sposa migliore:

le spose offerte tendono le braccia

perché tu possa stringerle alla vita

un ragazzo di mondo le conosce

dal profumo presceglie la migliore

Passione, amore e morte s’intrecciano strettamente snodandosi in un percorso che dai sensi porta al cuore. Ed ecco che l’amore per la donna, con le sue gioie alternate ad atroci sofferenze, purifica lo spirito e lo eleva; altro evidente precorrimento della famosissima poetica della “donna angelo” che gli stilnovisti elaborarono ispirandosi a tutta la poesia arabo sicula e alla scuola siciliana.

Qui la Dama ammantata chiuse il suo

convento per noi soli nella notte

Un profumo di spezie ci condusse

fino alla fonte di un caldo mistero

Donatella Pezzino

Per approfondimenti sulla poesia arabo sicula: Poeti Arabi di Sicilia a cura di F.Corrao, Messina, Mesogea, 2002.

Nella foto: dipinto di E.Dinet

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