Laura Lanza, la Baronessa di Carini

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Laura Lanza di Trabia, figlia del conte di Mussomeli Cesare Lanza e di Lucrezia Gaetani, nacque nel 1529 e a soli 14 anni andò sposa a Vincenzo la Grua-Talamanca, figlio del barone di Carini.

Secondo la leggenda la giovane, trascurata dal marito quasi sempre assente, accettò la corte di un ragazzo del luogo, Ludovico Vernagallo. Fu il padre di Laura a scoprire la tresca e per vendicare il disonore uccise di propria mano i due giovani dopo averli sopresi insieme. Colpita al petto la ragazza si toccò la ferita e si aggrappò al muro lasciando un’impronta insanguinata che non scomparve più. A riprova della veridicità dell’accaduto esiste una lettera del padre di Laura indirizzata al Re di Spagna, tutt’ora conservata negli archivi della chiesa madre di Palermo.

Il fatto di cronaca ispirò da subito una ricca fioritura di ballate popolari, che divennero un classico del repertorio dei cantastorie, e poemetti come quello, celebre, di Salomone Marino. In tempi recenti, la televisione ha prodotto sul tema due serie televisive, una del 1975 e l’altra del 2007, con Vittoria Puccini ( nella foto ).

A ciò si aggiunge una nutrita congerie di opere teatrali: una delle ultime, messa in scena dalla Compagnia Sicilia del Teatro Nazionale.

La baronessa è il simbolo di tutte le donne a cui in passato non si riconosceva il diritto di decidere della propria vita, morta per mano dello stesso padre, che la considerava un valore meno importante del proprio onore.

Viu viniri la cavalleria.

Chistu è me patri chi vini pi mia,

tutto vestuto alla cavallerizza.

Chistu è me patri chi mi veni ammazza’.

Signuri patri chi venisti a fari?

Signora figghia, vi vegnu ammazzari.

Lu primu colpu la donna cadiu,

l’appressu colpu la donna muriu.

Un corpunto cori, un corpu ntra li rini,

povira Barunissa di Carini.

Donatella Pezzino

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