Mara Messina

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La biscotteria secca – o come si diceva una volta “biscotteria da credenza” –  è una delle tradizioni dolciarie più rinomate di Catania. Fra le specialità un posto d’onore occupano i biscotti all’anice a forma di S meglio conosciuti come “biscotti della monaca”.

La ricetta originale è rimasta segreta e viene gelosamente custodita dalla famiglia Arena che l’ha ereditata direttamente dalle monache di Santa Chiara le quali per secoli avevano venduto questi dolci di loro produzione tanto da meritarsi il soprannome di Viscuttara.

A metà Ottocento Mara Messina, figlia tredicenne cadetta di una famiglia della media borghesia catanese, fu mandata al convento di Santa Chiara. Avrebbe preso l’abito di terziaria francescana e lavorato nelle cucine del monastero per apprendervi l’arte culinaria. Lì Mara imparò a fare i famosi biscotti la cui vendita aiutava a sostenere economicamente la comunità.

All’indomani dell’Unità D’Italia, con la legge del 7 luglio 1866, come tutti i monasteri di clausura anche quello di Santa Chiara venne soppresso e Mara fu rimandata a casa. Portò con le ricette segrete dei famosi dolci e cominciò a dilettarsi fra le mura domestiche, tanto più che non aveva intenzione di sposarsi ma di continuare a vestire l’abito di terziaria. In altre parole Mara rimase monaca di casa.

Mara aveva una giovane nipote, Rosalia, con un innato fiuto per gli affari. Rosalia aveva sposato Giovanni Arena, il titolare di una delle più rinomate biscotterie di Catania, ed era alla ricerca di un’idea per sbaragliare la concorrenza. Così cominciò ad insistere con la zia monaca affinchè le rivelasse il segreto dei suoi squisiti biscotti. Dapprima riluttante, Mara si lasciò convincere. Come pensava Rosalia, fu un successone: i biscotti a S piacquero immensamente e divennero presto i dolci più venduti e amati.

La tipica forma a S si spiega con la loro origine: in tutta Italia le monache erano solite dare ai biscotti destinati ai bambini la forma di lettere dell’alfabeto per aiutarli nell’apprendimento della lettura. Questi catanesi all’anice fino al secolo scorso venivano usati anche per i neonati: le mamme li scioglievano nel latte. Pare che siano anche digestivi; ma la prima delle loro virtù sembra essere il loro sapore unico e squisito che ne fa ancora oggi una delle specialità più apprezzate della dolceria catanese.

Donatella Pezzino

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