Mariannina Coffa Caruso

mariannina-coffa

Farfalla solitaria

L’ali io rivolgo ove più bello è il sole;

 Vivo nel mite effluvio

 Che si solleva dalla terra al ciel,

Parlo cogli astri armoniche parole

L’immenso spazio è il mio dorato avel.

Mariannina Coffa Caruso nacque a Noto ( SR ) il 30 settembre 1841.

Fu una bambina sensitiva e precocemente ispirata che il padre, rinomato avvocato e patriota, impegnato nelle rivoluzioni del 1848 e 1860, si compiaceva di far esibire nei salotti e nelle accademie con le sue poesie improvvisate su temi dettati estemporaneamente.

Istruita prima in collegio e poi sotto la guida di un precettore, imparò versificazione e francese. Nonostante il padre le avesse scelto come precettore un canonico, affinchè la indirizzasse nelle letture e nell’attività poetica verso temi religiosi tenendo a freno il suo temperamento focoso, la poesia di Mariannina restò di impronta romantica.

Poesie di Mariannina Coffa Caruso

  Ohimè!….quest’alma a tanto gaudio avvezza

 Gioie mortali desiar non può.

 Oh quante volte un alito

Di questo amor sognai!

Lo chiesi indarno agli uomini

Chè fu muto ogni core al mio desir!…

Io non dovevo palpitar giammai

  O dei palpiti miei dovea morir!….

A soli 14 anni, si innamora perdutamente del suo maestro di pianoforte, il venticinquenne Ascenso Maceri.

Ascenso la ricambia e i due si fidanzano: ma è una felicità di breve durata per Mariannina. A 18 anni, il giorno di Pasqua del 1860, i genitori le impongono di sposare un ricco proprietario terriero di Ragusa. Lei non riesce a ribellarsi al volere dei genitori e non accetta neanche la proposta di Ascenso di una fuga insieme.

La sua nuova vita si svolge a Ragusa, nel palazzo di famiglia del marito che è spesso assente in quanto sindaco della città:Mariannina trascorre una esistenza triste, costretta a scrivere le sue poesie di nascosto e di notte a causa dell’ostilità del suocero, uomo gretto e insensibile, per il quale scrivere era cosa “per donne disoneste”.

In più le continue gravidanze e i lavori domestici tormentavano il suo gracile corpo; ad aggravare le cose un lutto, la morte di una figlia, la gettò in uno stato di profonda prostrazione. Nello stesso periodo Mariannina riallacciò i contatti con Ascenso, con cui iniziò una fitta corrispondenza: ma ciò invece di darle sollievo le diede nuove amarezze, perchè il suo antico innamorato non le perdonava di aver assecondato il volere dei genitori. Desiderosa di vederlo e di parlargli, fra mille rischi Mariannina gli diede perfino un appuntamento a Ragusa, ma lui non si fece vedere.

Dopo questa delusione, Mariannina continuerà la sua esistenza sdoppiata di moglie/madre e poetessa, iscritta a diverse accademie e collaboratrice di diversi giornali e riviste letterarie, come “La donna e la famiglia” di Genova. Corrisponde con artisti e letterati ( famose il suo carteggio con Mario Rapisardi), si iscrive a logge massoniche e stringe amicizia con il medico omeopata Giuseppe Migneco che la introduce allo spiritismo e al sonnambulismo, pratiche esecrate dalla Chiesa cattolica ma che a lei danno per un attimo la speranza di poter curare i mali del proprio corpo e della propria psiche.

Cantai l’amore? Ahi! fra sorrisi immondi

  Il mio bel voto illanguidir vedea,

E agonizzar fra scheletri infecondi

La più sublime e creatrice idea.

Ché sempre al suo venir fra un mondo cieco

Non trova impulso un vergine pensiero,

E i dettami del nobile e del vero

  Non hanno un plauso, una parola, un’eco!

 Lascia il marito per tornare dai suoi dove spera di trovare un di serenità:ma i suoi la respingono per non essere coinvolti dallo scandalo della sua separazione. Mariannina è gravemente malata di tumore all’utero e solo un chirurgo catanese potrebbe salvarla:ma i suoi si rifiutano anche di pagarle le cure.

Sola, ignorata, ad ogni ben più caro

  L’aspirar mi fu colpa! e in tanto affanno,

  Io non so qual parlasse in me più amaro

  O il cader dei miei giorni, o il disinganno!

Presso al diserto capezzal non una

Lacrimando inchinossi alma pietosa:

Madre, figlia, sorella, amica e sposa,

Pugnai col tempo e colla ria fortuna!

Nella sua poesia i toni si fanno di aspra denuncia verso una società ipocrita che sacrifica alle convenzioni sociali anche gli affetti più sacri: soprattutto, Mariannina urla tutto il suo dolore e la sua rabbia contro i genitori che le portano via anche il figlio, unico suo conforto nella solitudine e nella malattia. Si spegne così a soli 36 anni Mariannina Coffa Caruso, la “poetessa maledetta” che aveva amato e scritto tanto, e il cui ardente amor di patria, rimasto vivo ancor oggi in alcune sue bellissime liriche, è allo stesso tempo anelito alla libertà di vivere e di amare.

Si…vivrei per amarti,e ignota e oscura

 Morir vorrei sull’adorato petto!

Donatella Pezzino

Annunci

One thought on “Mariannina Coffa Caruso

I commenti sono chiusi.