Rosa Balistreri

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Rosa Balistreri nacque a Licata ( Ag ) il 21 marzo 1927. Ebbe una vita avventurosa e commovente,ch’ella espresse nell’intensità dolorosa di una voce unica: non a caso è stata spesso appellata “l’Amalia Rodríguez della Sicilia”.

La sua famiglia –  composta dai genitori, altre due sorelle e un fratello disabile –  era molto povera e fin da piccola Rosa non si risparmiò nel tentativo di aiutarla: il padre, uomo violento, giocatore e bevitore, era un modesto falegname dedito soprattutto alla riparazione delle sedie, e la piccola percorreva ogni giorno in lungo e in largo il paese a piedi nudi e carica delle sedie da consegnare ai clienti. Oltre a questo, andava col padre a spigolare nei campi assolati e accettava tutti i lavori che riusciva a trovare: andava a servizio nelle case dei benestanti, lavorava nella conservazione del pesce nel malsano quartiere chiamato “salato” e per sfogare la rabbia, alla fine della giornata cantava a squarciagola per le strade della marina.

A sedici anni fu data in sposa ad una certo Jachinuzzu, anch’egli giocatore e bevitore, con il quale ebbe una figlia e visse un’esistenza sofferta e degradante, finchè un giorno, esasperata dall’ennesima perdita al gioco in cui l’uomo aveva perso tutto il corredo della figlia, lo aggredì con un coltello e per questo fu condannata a sei mesi di carcere.

Uscita dal carcere, per mantenere sé stessa e la figliola, trovò lavoro in una vetreria ma, poiché il padrone iniziò a molestarla, dovette licenziarsi. Ripiegò vendendo lumache, fichidindia e capperi e salando le sarde nei magazzini del “salato”.

Un parente le trovò un impiego presso la famiglia di un nobile ma anche qui l’attendevano nuove prove: sedotta dal figlio del conte, che la mise incinta e le promise che sarebbero fuggiti insieme, fu indotta da costui a rubare del denaro dalla casa. Scoperta, fu nuovamente incarcerata e scontò altri sei mesi al carcere di Palermo.

Uscita di prigione, completamente sola, visse da nomade dormendo per strada o alla stazione. Un’amica ostetrica la raccolse e l’aiutò a partorire, ma il figlio nacque morto. L’amica riuscì a collocarla a casa del conte Testa dove ella ritrovò un po’ di serenità,anche se per un breve periodo. Dovette infatti lasciare la casa del conte che però le trovò un impiego come sagrestana alla Chiesa degli Agonizzanti.

Il nuovo prete a cui venne affidata la chiesa fece ben presto oggetto di molestie la povera Rosa, la quale non cedette e per questo fu mandata via; ma prima di andarsene rubò dalla cassetta delle elemosine il necessario per comprare un biglietto ferroviario per sé e per suo fratello disabile, che da un po’ di tempo viveva insieme a lei. Non aveva una destinazione precisa: si fermò a Firenze, per tornare a Palermo solo vent’anni dopo.

A Firenze Rosa ebbe grandi gioie e grandi dolori. Lavorò come collaboratrice domestica, mentre il fratello poté aprire una bottega da calzolaio. Presto richiamò a sé le sorelle: una rimase a Licata, l’altra dopo un ennesimo litigio con il marito prese i figli e raggiunse Rosa. Purtroppo il marito la inseguì e trovatala la uccise. Il padre per il dispiacere si impiccò ( la madre era morta di malattia da diversi anni ). Rosa visse per 12 anni con il pittore Manfredi che la presentò ad artisti quali Mario de Micheli ( che le permise di incidere il suo primo disco ), Ignazio Buttitta, Dario Fo.

Per circa un ventennio visse a Firenze per poi trasferirsi, nel 1971, nella sua adorata Palermo, città che fu per lei sempre fonte di ispirazione. Lasciata da Manfredi per una modella, tentò il suicidio e fortunatamente fu salvata; per mantenere sé e la figlia che nel frattempo per amore aveva lasciato il collegio e aspettava un figlio, cantò per le feste dell’Unità, recitò nel Teatro Stabile di Catania. Nel 1973 partecipò al Festival di San Remo con la canzone in italiano  “Terra che non senti” ma fu esclusa alla prima serata, ufficialmente  poichè la canzone non era inedita;  pare però che il vero motivo fosse un altro, e cioè che il suo genere  musicale era stato considerato fuori moda.Nel 1974 partecipò, assieme ad altri esponenti del folk, ad un’edizione di Canzonissima.

Il suo repertorio era composto principalmente da canti tradizionali siciliani ( come Mi votu e mi rivotu, I pirati a Palermo, Cu ti lu dissi ), ch’ella seppe interpretare in un modo assolutamente unico.

Stabilitasi definitivamente a Palermo, si dedicò anima e corpo non solo alla canzone, ma soprattutto alla carriera teatrale, recitando in Italia e all’estero: fu apprezzata particolarmente in Svezia, in Germania e in America.

Colpita da un ictus, si spense  nel 1990, all’ospedale palermitano Villa Sofia, assieme all’immagine ed alla voce della Sicilia più vera e dolorosa, il cui canto appassionato vibrerà per sempre nella sua voce roca e intensa.

Nel 2011 è stato presentato al Teatro Antico di Taormina a chiusura del Taormina Film Festival il film su Rosa Balistreri. La Voce di Rosa (Rosa’s Voice). Un film di Nello Correale con Donatella Finocchiaro, Vincenzo Gangi, Faisal Taher e la partecipazione di Carmen Consoli,Giovanna Marini, Rita Botto, Alfio Antico ecc… Il film è uscito in Dvd insieme al libro di Giuseppe Cantavenere per Sciascia Editore. www.lavocedirosa.it

Donatella Pezzino

Si veda l’interessante sito ufficiale dedicato alla Balistreri, fonte di molto materiale di questo post: www.rosabalistreri.it.

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