S.Agata V.M.

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« Tu che splendi in Paradiso,
coronata di vittoria,

Oh Sant’Agata la gloria,
per noi prega, prega di lassù »

Sant’Agata nacque nel 236 D.C. in Sicilia: non si sa ancora con certezza se a Palermo oppure a Catania. Si sa per certo ch’ella morì a Catania: e, dal momento che per i martiri il giorno più significativo è sempre il “dies natalis”, ovvero il giorno della morte, la tradizione ha dato maggiormente risalto a quest’ultimo, e ai luoghi catanesi del suo martirio. A Catania esiste, in ogni caso, un sito che viene da secoli indicato come la “casa di S.Agata”: si trova sotto l’ex monastero di S.Placido, oggi Palazzo della Cultura, nei pressi del Duomo. Sembra che la famiglia di Agata fosse molto agiata: i genitori, Rao e Apolla, possedevano nell’isola molte proprietà.  E’ quindi possibile che si spostassero di frequente, e che avessero case e terreni sia a Palermo che a Catania.

A quei tempi, la Sicilia era governata dal proconsole Quinziano, un uomo vizioso, avido e corrotto. Un giorno Quinziano vide Agata e rimase colpito dalla sua bellezza: chiese informazioni su di lei e gli venne riferito che era una fanciulla particolarmente virtuosa, oltre che di stirpe nobile e ricca. Il malvagio proconsole, che le fonti antiche ritraggono come “servo del diavolo” e nemico del Signore ( così è descritto nell’opera del monaco normanno Aelfric di Einsham, risalente al X secolo) s’invaghì di lei e desiderò ardentemente averla per . La fece condurre al suo cospetto e, vedendola ferma nei suoi propositi, l’affidò ad una meretrice di nome Afrodisia perchè, insieme alle sue nove figlie impudiche, riuscisse a corromperle l’animo.

La donna tentò in tutti i modi, ora com minacce, ora con  lusinghe: ma Agata fu irremovibile. ” Le vostre parole sono simili al vento” le disse Agata” perchè mai potranno far vacillare il mio saldo pensiero, che è fondato stabilmente.” Visto che tutto era inutile, Afrodisia andò da Quinziano e gli disse: ” Le pietre si potrebbero ammorbidire e il duro ferro farsi simile al piombo, prima che la fede potesse essere estinta dal petto di Agata.” Quinziano allora si adirò e volle parlare con Agata personalmente.

Interrogatala, Quinziano si rese subito conto che Afrodisia aveva ragione. In più, la fanciulla non aveva alcun timore, neanche di fronte alla prospettiva del carcere o della condanna a morte. Quinziano le intimò di sacrificare agli dei, ma ella si rifiutò. Inizialmente, il proconsole si limitò a farla incarcerare; vedendo che Agata non aveva nessuna intenzione di rinnegare Cristo e di darsi a lui, decretò per lei la condanna a morte e la consegnò al boia, facendo duramente infierire sul suo corpo. Prima la fece frustare, poi le fece strappare i seni con le tenaglie; poi, sanguinante com’era, la fece ributtare in carcere. L’indomani fece una scoperta incredibile: Agata appariva perfettamente risanata dalle terribili ferite del giorno prima. Nottetempo, infatti, San Pietro e un angelo le erano apparsi in cella e l’avevano guarita. Incredulo e furibondo, Quinziano la fece rotolare nuda sui cocci ardenti, sotto gli occhi disperati ed impotenti della popolazione. Alla fine la giovinetta, stremata, rese l’anima a Dio. Era il 5 febbraio del 251.

Subito un violento terremoto scosse la città, distruggendo il palazzo di Quinziano; lo stesso proconsole morì qualche giorno dopo, dilaniato dal suo cavallo mentre si recava a confiscare le proprietà di Agata.

Mentre i catanesi celebravano le esequie della ragazza dopo aver ottenuto il suo corpo dalle autorità, un angelo si presentò a deporre una piccola targa nella sua bara: c’era scritto “mente santa, spontanea, onore a Dio e liberazione della patria”. Da allora Agata divenne la patrona della città ed il suo culto raggiunse molte parti del mondo.

La festa più importante in suo onore si svolge il 5 febbraio di ogni anno a Catania, dove ogni angolo racconta la sua storia; anche le sue reliquie si trovano qui, conservate splendidamente nella cattedrale a lei dedicata.

Donatella Pezzino

 

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