La figlia di Mirabetto

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Era figlia dell’emiro Ibn Abbad, meglio conosciuto con il nome di “Mirabetto”.

All’indomani della sua incoronazione in San Pietro ( 1220) Federico II di Svevia si apprestò a recarsi in Sicilia per reprimere le sacche di resistenza araba che si annidavano in alcuni punti chiave dell’isola. Uno di questo era la fortezza di Entella ( oggi Poggioreale, in provincia di Trapani), dove l’emiro Mirabetto si era asserragliato con la sua famiglia ed i suoi fedelissimi.

Volendo evitare un lungo e difficile assedio, Federico inviò a Mirabetto una lettera con una generosa offerta: se lui e i suoi figli si fossero recati a Palermo a fare atto di sottomissione, avrebbero avuto salva la vita e, in più, avrebbero ottenuto un salvacondotto per recarsi in Africa. Mirabetto e i due figli maschi accettarono, ma sua figlia, molto più diffidente, si rifiutò di seguirli e disse loro: “Voi andate pure. Se l’imperatore mantiene la parola data io vi raggiungerò in Africa, altrimenti vi vendicherò.” Come la ragazza aveva immaginato, quella di Federico era effettivamente una trappola: ricevette Mirabetto e i figli con molti onori, ma appena essi si imbarcarono sulla nave per Tunisi li fece legare, chiudere in un sacco e buttare in mare.

La fanciulla, al sicuro nella rocca di Entella, attese il padre e i fratelli per due anni; poi, non ricevendo notizie, decise di vendicarsi.  Scrisse in segreto a Federico offrendogli la rocca. Gli propose di mandare trecento soldato svevi, che lei avrebbe fatto entrare di nascosto durante la notte. L’imperatore, compiaciuto, accettò, e fece come stabilito; ma i suoi trecento soldati, non appena entrati nella rocca, furono tutti uccisi dai servi della ragazza. Quando l’indomani Federico si recò alla rocca, non vide, come si aspettava, il suo vessillo sventolare sui torrioni, e comprese di essere stato raggirato.

Ma, invece di adirarsi, scrisse alla ragazza offrendole protezione e manifestandole la sua volontà di avere un figlio da lei che così bene aveva saputo dargli scacco. La ragazza però, con orgoglio, rifiutò, e quando qualche giorno dopo si ritrovò allo stremo senza cibo e munizioni, preferì uccidersi piuttosto che cadere nelle mani del nemico. Si fece mordere da un serpente velenoso, come la celebre regina d’Egitto; per questo è passata alla storia come la “Cleopatra siciliana”.

Donatella Pezzino

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