Stentinello, il villaggio che racconta il neolitico

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Il villaggio neolitico di Stentinello, nei pressi di Siracusa, è uno degli insediamenti più antichi rintracciati in Sicilia: risale infatti ad un periodo compreso fra l’8.000 e il 6.000 a.C.. Fu scoperto negli anni Venti del XX secolo dall’archeologo di Rovereto Paolo Orsi, al quale è anche intitolata l’ampia sede museale siracusana che conserva attualmente il maggior numero di reperti archeologici dell’isola.

Il termine “Stentinello” viene usato non soltanto in riferimento al sito archeologico, ma anche per indicare l’intera cultura coeva sviluppatasi in altre zone della Sicilia, della Calabria e dell’arcipelago Eoliano e che presenta alcune caratteristiche ben precise. Gli Stentinelliani abitavano un’area di 180 X 200 metri, cinta da un fossato, all’interno della quale sorgevano diverse capanne rettangolari, di cui oggi rimangono tracce visibili sul terreno ( le buche dove erano conficcati i pali ). Il rito funebre praticato da questi antichi siciliani era l’inumazione. Fra i reperti ritrovati sul posto: rudimentali oggetti d’osso, selce e ossidiana, come punteruoli e spatole; ceramiche impresse per mezzo di conchiglie o unghie; ossa di soli animali domestici.

 

Questi reperti hanno portato alla conclusione che gli abitanti del villaggio fossero dediti prevalentemente all’agricoltura e alla pastorizia; data l’assenza di resti di animali selvatici, si esclude che queste popolazioni si dedicassero anche alla caccia. Fra gli animali allevati, molto diffuso era uno strano asino zebrato conosciuto con il nome di equus hydruntinus.

Donatella Pezzino

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