La “Bibbia dei siciliani”

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Così fu chiamata la Centona, la celebre raccolta di poesie in dialetto catanese pubblicata per la prima volta nel 1905.

Il suo autore, Nino Martoglio ( Belpasso-CT 1870-Catania 1921 ), fu poeta, commediografo, giornalista e regista. Molti dei suoi lavori teatrali –  alcuni dei quali scritti in collaborazione con Pirandello –  continuano ad essere rappresentati con successo ancora oggi, come “San Giovanni Decollato” (famoso il film con Totò ) e “L’aria del continente.

Come regista, dal 1915 diresse film che ebbero un grande successo e per i quali fu tra i primi ad adoperare tecniche d’avanguardia che anticiparono il neorealismo. Morì in circostanze misteriose ” aprendo per isbaglio una porta che dava in un baratro” scrive in proposito Pirandello; e, vista la gran quantità di inimicizie che gli aveva procurato il suo settimanale satirico “D’Artagnan”, restano dubbi se si sia trattato o meno di un incidente.

Nelle poesie della Centona, Martoglio fa del parlato il veicolo attraverso il quale si esprime l’assoluta unicità della sua gente, e crea una ricca e varia galleria di quadretti con i quali  fotografa fedelmente il popolo catanese dei suoi tempi. Il quotidiano popolare dei cortili, dove si viveva praticamente insieme ai propri vicini;  le appassionate chiacchiere di politica ai giardini pubblici; gli sguardi furtivi dei giovani innamorati;  l’acredine della serva per la propria padrona;  certi mestieri ormai scomparsi e infine la miseria, raccontata con un realismo amaro e disincantato. L’opera ha avuto nel tempo innumerevoli ristampe, con recite teatrali e perfino incisioni discografiche.

 Oggi purtroppo molta di quella unicità è perduta, così come la freschezza di quel parlato. Ciò rende l’opera ancor più preziosa, perché le attribuisce anche un importante valore documentario al quale ogni siciliano, e in particolare il catanese, può guardare per riscoprire la sua tipicità.

“Chi siti bedda! … Non vi nni trasiti! …

Sugnu pitturi e cca lu muru è chianu:

lassativi addipinciri, a lu scuru.

‘Ccussì la notti, quannu non ci siti,

‘sti vasuni ca mannu ccu la manu,

ju vi li lassu cca, ‘mpinti a lu muru!…”

( Trad: Che siete bella! Non rientrate! Sono pittore e qua il muro è piano: lasciatevi dipingere, al buio. Così di notte, quando non ci siete, questi baci che vi mando con la mano io li lascio qua, dipinti al muro ).

( da “Vanna “, Centona, I )

Donatella Pezzino

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