Pantalica e il suo mitico re

Preistoria Siciliana - Necropoli di Pantalica

Pantalica è uno dei siti archeologici più suggestivi di Sicilia. Situato sull’altopiano ibleo tra i fiumi Anapo e Calcinara, fu abitato fin dalla preistoria, ed è sicuramente da identificarsi con l’antica Hybla, legata al nome del suo re più celebre, Hyblon.

Re Hyblon è ricordato da Tucidide nel VI libro de La guerra del Peloponneso per aver concesso ai Megaresi, scacciati prima da Leontinoi e poi da Thapsos, la terra per fondare la loro città, e anzi pare ce li abbia condotti di persona( 728 A.C. ). E per ricambiare il favore i Megaresi diedero in suo onore il nome di “Megara Hyblaea” alla nuova città

Re Hyblon è ricordato come l’ultimo re di Hybla. Regnava con sua moglie, la regina Hyblaia, su un vasto territorio che si estendeva approssimativamente dall’area di Catania a quella di Ragusa. Forte del suo potere, egli fece strenua resistenza ai progetti egemonici della colonia greca di Siracusa; il sostegno ai Megaresi  faceva parte del gioco di alleanze che Hyblon aveva studiato proprio per contrastare Siracusa.

Siracusa era infatti sotto influenza della madrepatria Corinto, storica nemica di Megara, così Hyblon fece in modo che il conflitto fra le due città greche si ripetesse parallelamente anche in Sicilia. Ma servì a poco: prima i Siracusani (Corinzi) presero Ortigia, poi, molti anni dopo Gelone di Gela, prese sia Siracusa che Megara Hyblea conquistando così l’intera Sicilia Orientale.

Ciò decretò il declino di Hybla, in quanto gli interessi dei greci erano sul versante costiero, là dove infatti nacquero una dopo l’altra colonie destinate a diventare ricche e potenti.

Con il tempo, i Siculi si fusero ai Greci conquistatori, ma siti come questo continuano fino ad oggi a dare un’idea del carattere paziente e laborioso del cosiddetto “popolo delle api”, come venivano soprannominati i Siculi; tutta la roccia della zona appare infatti traforata da centinaia di aperture che la fanno somigliare ad un alveare. All’interno di queste grotte scavate nella roccia, questa gente seppelliva con cura i suoi morti.

Pantalica non è solo archeologia ma un’oasi naturale incontaminata con flora e fauna di grande bellezza.

Donatella Pezzino

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