A Mozia si camminava sull’acqua

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Mozia era un’ antica città di origine fenicia sita sull’isoletta di San Pantaleo, di fronte alla costa di Marsala. Fra i numerosi resti che si possono ancora ammirare, ce n’è uno davvero singolare: si tratta della strada che univa l’isola alla terraferma. A causa dell’innalzamento del livello del mare, oggi questa strada è completamente sommersa , ma un tempo appariva come nella foto sopra.

Costruita intorno alla metà del VI secolo a.C., era lunga quasi due chilometri e larga circa 7 metri. Eretta su una massicciata ricoperta da lastre di pietra irregolari, era rifinita da muretti guard-rail alti una cinquantina di centimetri, e consentiva il passaggio di due carri affiancati. Gli abitanti la costruirono dopo il trasferimento della necropoli sul promontorio di Birgi, sulla terraferma, quando nacque l’esigenza di un collegamento più agevole e diretto con la Sicilia.

Ancora oggi, chi si rechi a visitare Mozia può scorgerne i resti ad occhio nudo, soprattutto con la bassa marea, quando le pietre della strada affiorano a pelo d’acqua. Ma l’isola è bellissima anche per tutti gli altri resti archeologici, molti dei quali sono ancora disseminati a cielo aperto.

I primi insediamenti risalgono al VIII secolo a.C., ma nelle epoche successive il sito fu colonizzato da fenici, siracusani, cartaginesi e romani.

Fra i resti più importanti, ci sono la “Casermetta”, la Casa dei Mosaici, il Tophet ( santuario) e tratti della cinta muraria; ma il reperto più famoso è rappresentato dal “Fanciullo di Mozia”, statua marmorea risalente al V secolo a.C e attualmente conservata al ” Whitaker”, il museo dell’isola. Si ipotizza che sia stata portata nell’isola dai cartaginesi dopo l’assedio di Selinunte ( 409 a.C.) e che in origine raffigurasse un giovane auriga alla guida di un cocchio.

Altra importante attrazione di Mozia sono la natura incontaminata e i suoi splendidi colori, soprattutto in alcuni particolari momenti della giornata.

Donatella Pezzino

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