Palikè, la città di Ducezio

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Palikè è un sito archeologico che si trova in località “Rocchicella”: da circa un secolo fa parte del territorio di Mineo ( CT) nonostante disti appena un chilometro da Palagonia, paese che trae il suo nome proprio dall’antico sito ( Palagonia significa infatti Palica-Nea, ovvero Nuova Palica).

Gli scavi archeologici degli anni Novanta hanno permesso di datare i primissimi insediamenti di questa zona al Mesolitico: ma il periodo di maggiore splendore fu durante il V secolo a.C. Secondo Diodoro Siculo, infatti, nel 453 a.C. fu esattamente questo il sito scelto da Ducezio per la fondazione di Palikè, città-simbolo del suo potere e della sua ribellione alla dominazione greca.

Nato a Mene ( Mineo) nel 488 a.C., Ducezio si pose a capo di una rivolta indigena contro il tiranno di Siracusa e verso il 460 a.C. fu proclamato re dagli stessi siculi. Dotato di un grande carisma e di abilità militari non comuni, Ducezio organizzò un esercito tenendo in scacco le forze nemiche per un decennio e conquistando diverse città soggette al giogo greco.

Ducezio pose il suo quartier generale a Palikè, da lui fondata in prossimità del santuario degli dei Palici. I Palici erano divinità indigene nati dall’unione di Zeus con la ninfa sicula Talia: il loro culto era connesso ad alcuni fenomeni naturali tipici del posto, come l’emissione di gas sulfurei dal locale laghetto di Naftia, presso il quale sorgeva il tempio.

In dieci anni, il valoroso re dei Siculi compì imprese memorabili, che misero in seria difficoltà i coloni greci: distrusse la fiorente città di Morgantina e conquistò Aitna ( Inessa, presso Paternò). Nel 450 a.C. solo le forze congiunte di greci, siracusani e agrigentini riuscirono a sconfiggerlo: Ducezio perse così due battaglie decisive ( a Nomai e a Motyon) e il suo regno si sfaldò.

Caduto nelle mani dei suoi nemici non fu però, come si potrebbe pensare, condannato a morte o ridotto in schiavitù: perfino il crudele tiranno di Siracusa, rimasto ammirato dal suo valore, ebbe per lui un grande rispetto e si limitò a mandarlo in esilio a Corinto.

Rientrato in Sicilia nel 444 a.C., Ducezio fondò la città di Kalè Actè ( Caronia) dove morì quattro anni dopo. Insieme a lui moriva anche la grandiosa Palikè, rasa al suolo ( probabilmente dai greci) nello stesso anno.

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La città fu poi ricostruita in epoca successiva: dagli scavi sono emerse stratificazioni e reperti che arrivano fino all’età sveva. Fra le tracce più significative identificate dagli archeologi ci sono i resti del santuario, davanti alla grotta ai piedi dell’altura; alcune tombe a grotticella risalenti all’età del bronzo; armi e strumenti rudimentali del periodo neolitico ( soprattutto all’interno della grotta, dove sono stati anche rinvenute ossa di animali); strutture murarie di età arcaica ( VII sec. a.C.) , resti di antichi portici e di terrazzamenti databili all’epoca di Ducezio. Nel punto più alto della struttura a terrazze è stato rintracciato un hestiaterion (edificio per banchetti) una parte del quale era corredato di vasellame, pentole e un “bothros” ( pozzetto votivo) contenente coppe verniciate di nero e ossa animali: si trattava molto probabilmente del locale preposto alla preparazione dei cibi, separato dalle vere e proprie sale dei banchetti. Tutti questi reperti sono oggi conservati presso l’Antiquarium locale.

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