Rosina Muzio Salvo

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Rosina Salvo nacque nel 1815 a Termini Imerese, in provincia di Palermo. La morte della madre, avvenuta quando lei era appena dodicenne, la avvicinò moltissimo al padre, un ufficiale filomonarchico ma aperto alle nuove idee. Rosina manifestò ben presto una grande simpatia per le correnti liberali, passione che condivise con suo fratello minore Rosario, il quale dovette subire l’esilio a causa del suo impegno attivo in favore della causa unitaria.

L’insofferenza verso il bigottismo della religione e l’ottusità della classi conservatrici spinsero la giovane Rosina ad affrancarsi dai canoni dell’educazione tradizionale e a scrivere i suoi primi versi satirici. Ciò nonostante, non le riuscì di ottenere la formazione culturale che desiderava: la sua istruzione fu infatti frammentaria e poco organica. Inizialmente fu affidata ai nonni, persone di raffinata cultura: successivamente entrò come educanda in un chiostro, ma il suo spirito ribelle la rese presto invisa alle monache, e dovette uscirne dopo qualche anno. Il padre assunse allora una precettrice francese, con la quale però Rosina non fece alcun progresso.  Queste vicende frustrarono l’indole della fanciulla, naturalmente desiderosa di apprendere: per questo, l’importanza di una buona educazone restò sempre un punto focale del suo pensiero.

Rosina, non ancora diciottenne, sposò nel 1833 il barone Muzio Ferrero, di otto anni più vecchio di lei, e si trasferì con lui a Palermo. I due coniugi avevano interessi diversi, ma il barone non ostacolò mai nè le letture “sovversive” di Rosina, nè la sua inclinazione poetica. Così, dopo il matrimonio, la giovane riuscì a colmare alcune lacune della sua istruzione: apprese, fra l’altro, i fondamenti della metrica e ciò le fu di grande sostegno nel suo processo di maturazione artistica e intellettuale. Rosina compì i suoi studi con grande difficoltà, a causa delle sue quattro gravidanze e dello strazio per la scomparsa prematura di tre dei suoi figli. L’unica figlia sopravvissuta la seguì a Termini Imerese, dove decise di tornare nel 1843 in seguito alla separazione dal marito.

La poetessa continuò, comunque, a frequentare i salotti palermitani e in particolare gli intellettuali legati ai moti risorgimentali. Le rivolte del 1848 rappresentarono una svolta nel percorso di Rosina: fu in questo periodo critico, infatti, che la nobildonna ebbe l’idea di promuovere una delle prime associazioni femminili siciliane, la cosiddetta “Legione delle pie sorelle”. Questa società organizzava con programmi precisi e con una ferrea regolamentazione gruppi di donne dedite ad opere di carità e di insegnamento fra le classi più bisognose. In particolare, la Legione si assumeva il compito di impartire un’educazione di base alle donne del popolo. Rosina, infatti, considerava l’educazione il primo strumento di emancipazione della donna dalla povertà e dalla ancestrale condizione di subalternità. L’associazione aveva un suo giornale ed era strutturata con un sistema gerarchico quasi militare: al suo interno, Rosina ricopriva l’incarico di segretaria. Per sostenere economicamente le loro attività, le associate si “autotassavano” e raccoglievano fondi per aiutare i poveri, le vedove e gli orfani e per mantenere l’istituto dove venivano istruite le fanciulle di condizione modesta. La Legione delle Pie Sorelle ebbe, purtroppo, una vita molto breve: durò infatti meno di sei mesi. L’entusiasmo iniziale che aveva animato le “sorelle” si esaurì in poco tempo: forse nessuna delle associate aveva davvero una forte motivazione, o più semplicemente i tempi non erano ancora maturi. Fu però un esperimento che aiutò le donne a prendere consapevolezza e aprì la strada a futuri sviluppi.

Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Rosina fu coinvolta in un’intensa attività di propaganda clandestina a favore dei patrioti mazziniani e rischiò più volte di essere scoperta e arrestata: la sua cerchia si occupava di diffondere pamphlet e di mantenere i contatti fra i rivoltosi. Dopo l’Unità, però, l’impegno politico della poetessa fu sempre meno incisivo, fino a lasciare definitivamente il posto ad interventi di carattere solo letterario e pedagogico. Ciò fa supporre che, come tantissimi altri siciliani, anche lei fosse stata amaramente disillusa dagli avvenimenti post-unitari. Morì nel 1866.

La produzione di Rosina Muzio Salvo annovera prose e poesie: particolare fortuna ebbero i romanzi “Adelina” ( 1846) e “Le due contesse” ( 1865). Scrisse versi dal 1845 al 1869, pubblicandoli su riviste e raccolte.

Poesie di Rosina Muzio Salvo

Donatella Pezzino

(Per ulteriori approfondimenti su Rosina Muzio Salvo si veda lo studio di Manuela Sammarco: http://dev.dsmc.uniroma1.it/dprs/sites/default/files/442.html . Sull’argomento, questo link offre anche utili indicazioni di carattere bibliografico.)

 

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