Gertrude Cordovana

1zgdvsSuor Gertrude Maria, al secolo Filippa Cordovana, nacque a Caltanissetta verso il 1667. Della sua vita si hanno poche, scarne notizie: tutto ciò che si sa di lei deriva dal celebre “Atto pubblico di fede” pubblicato da Antonino Mongitore, storico, scrittore e canonico del capitolo della cattedrale di Palermo.

Nel suo “Atto pubblico di fede solennemente celebrato nella città di Palermo à 6 aprile 1724 dal Tribunale del S. Uffizio di Sicilia, dedicato alla maestà C. C. di Carlo 6. imperadore e 3. re di Sicilia”, infatti, il Mongitore descrisse in modo particolareggiato le vicende che portarono all’esecuzione di Suor Gertrude e di un frate dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi, fra Romualdo di Sant’Agostino. Entrambi appartenenti alla Diocesi di Girgenti ( Agrigento ), Romualdo e Getrude furono accusati di adesione all’eresia quietista, sottoposti a tortura e poi rilasciati al braccio secolare.

Il 27 giugno del 1699, poco più che trentenne, Gertrude fu gettata nelle carceri del S.Uffizio: ma nemmeno anni di estenuanti interrogatori e terribili sevizie riuscirono a piegarla. Di fronte alle accuse, gli inquisitori la trovarono “Superba, Scandalosa, Ippocrita, Temeraria, e Vanagloriosa”: in un simile contesto, affermazioni del genere servono solo ad attestare che la donna, coraggiosamente, cercava solo di difendere la propria innocenza. Più avanti, infatti, il documento riporta: “Di questi, ed altri delitti accusata, stando avanti i Signori Inquisitori, niegò prima il tutto, spacciandosi innocente. In altre udienze poi, una e due volte confessò vere le sue enormità, alcune delle quali inorpellò con varie scuse, e sol niegò alcune circostanze. Ma in altra udienza appresso, niegò quanto aveva confessato, e andò in furia, fingendosi pazza.” Le torture, le vessazioni e i complicati giri di parole dei preposti all’interrogatorio producevano infatti di volta in volta un effetto differente. Ma di cosa era accusata esattamente Suor Gertrude?

Fra i capi di imputazione a carico della suora nissena spiccano gli atti impuri compiuti con il confessore, della quale ella non si pentiva perchè convinta che accrescessero la purezza; la comunione con due particole “stimandosi dotata di più perfezione, e degli altri più meritevole”; l’istigazione alla disobbedienza per aver esortato una consorella a comunicarsi nonostante l’espresso divieto del confessore; ma, soprattutto, l’adesione al quietismo-molinismo. Nel periodo considerato, infatti, seguire l’eresia quietista era considerato dalla Curia uno dei reati peggiori.

Il quietismo traeva origine dal pensiero teologico del gesuita spagnolo Miguel de Molinos ( da qui l’appellativo di “molinismo”), condannato per eresia e immoralità e morto in carcere nel 1696. Secondo Molinos, la ricerca della perfezione doveva privilegiare l’unione diretta con Dio, ottenibile da uno stato di passività e di annullamento della volontà e di qualsiasi attività intellettuale. Quando l’anima, attraverso l’orazione di quiete, raggiunge questo stato di purezza non ha più bisogno di pratiche esteriori, di preghiere o sacramenti: basta il semplice annichilimento in Dio per trasfigurarla e purificarla. In questo modo venivano svuotati di significato le gerarchie ecclesiastiche, le funzioni religiose e le opere con relativi premi e punizioni. Non aveva senso confessare i peccati, nè resistere alle tentazioni in quanto il diavolo sarebbe stato sconfitto automaticamente da questo stato di intima unione dello spirito con Dio.

Non sappiamo quanto e in che modo Suor Gertrude avesse effettivamente manifestato la sua adesione a questo pensiero: è possibile che ella abbia semplicemente rifiutato alcune imposizioni che non sentiva consone al suo modo di vivere la fede.

Nel 1705 fu dichiarata ufficialmente “eretica formale, impenitente e incorreggibile” e rilasciata al braccio secolare. Con Romualdo, anch’esso condannato per le stesse motivazioni, la donna fu protagonista di uno macabro spettacolo in pompa magna. L’esecuzione si tenne nel 1724 a Palermo, al Piano di Sant’Erasmo, preceduta da un cerimoniale organizzato con teatralità sconcertante. Gertrude e Romualdo, vestiti con i sai dei loro ordini, con mitre sul capo e con una sopravveste cosparsa di pece, furono bruciati vivi davanti ad una folla immensa. Di Getrude colpì fino alla fine il contegno fermo e orgoglioso con il quale accettò il suo destino pur di non perdere la sua dignità.

Donatella Pezzino

Immagine tratta dal sito http://portalemisteri.altervista.org

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