Lucia Migliaccio

10930944893_ea05d153a4_bLucia Migliaccio nacque a Siracusa il 18 gennaio del 1770.

Figlia unica del duca di Floridia Vincenzo Migliaccio e dellla nobildonna Doretta Borgia, Lucia si distinse fin da giovanissima per la sua straordinaria bellezza: diversi poeti, come Goethe e Giovanni Meli, ne subirono l’incanto e ne cantarono le lodi in versi. A soli 11 anni fu promessa al principe di Partanna Benedetto Grifeo, del quale divenne sposa a tutti gli effetti dieci anni dopo. I due ebbero ben nove figli, dei quali tre morirono in tenera età: nonostante le numerose gravidanze, però, la bellezza di Lucia restò praticamente intatta tanto che, dopo la morte del marito avvenuta nel 1812, Lucia si risposò quasi immediatamente.

Nel 1814, all’età di 44 anni, la bella gentildonna sposò in seconde nozze il suo amante, ovvero re Ferdinando di Borbone. Da tempo, la sua singolare avvenenza suscitava voci malevole riguardo ad una sua presunta condotta immorale e libertina: sembra però che queste voci fossero del tutto infondate. Per escludere dalla successione i suoi figli di primo letto, Lucia fu consorte a tutti gli effetti ma non ebbe il titolo di regina e, a differenza della prima moglie di Ferdinando, Maria Carolina d’Austria ( morta nel settembre del 1814), ebbe un peso politico molto esiguo.

Le si riconoscono però alcuni meriti riguardo al compito del suo regale consorte: Lucia, infatti, esercitò un’influenza molto positiva sul carattere e sulle convinzioni di Ferdinando, indirizzandolo verso la tutela delle arti e della cultura e smussando alcune sue particolari fissazioni, come quella di considerare rivoluzionari tutti i sudditi che non si incipriavano i capelli e che portavano i favoriti al posto del codino. Alla fine, su esortazione della duchessa, fu il re stesso ad abbandonare il codino e a farsi crescere i favoriti.

Lucia fu una moglie elegante, riservata e discreta: non amava i pettegolezzi, si teneva a distanza dalle trame di corte e non mostrava mai di voler approfittare della sua posizione per ottenere privilegi o intromettersi nelle decisioni politiche del re. Si preoccupava, anzi, di migliorare i rapporti fra la Corona e i suoi sudditi (in particolare l’antica nobiltà napoletana) facendo in modo che il re non commettesse gaffes o cattiverie. Fu quindi molto diversa dalla defunta Maria Carolina, nota per la sua pesante ingerenza negli affari del Regno e per la sfrenata passione per gli intrighi, due atteggiamenti che ne avevano provocato l’allontanamento e l’esilio già prima della morte.

Per la sua bellissima seconda moglie, Ferdinando fece costruire a Napoli fra il 1817 e il 1819 una suggestiva villa sul Vomero: questa villa, che da lei prese il nome di “La Floridiana” è oggi sede del Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina. Lucia si innamorò di questa sontuosa residenza e vi soggiornò spesso, accogliendovi ospiti illustri da tutto il mondo e tenendovi ricevimenti memorabili. La sua delicatezza e il suo senso della misura le attirarono la benevolenza di tutti, anche di chi inizialmente le era stato ostile; alla morte di Ferdinando ( 1825), fu trattata con ogni riguardo anche dai sovrani successori, Francesco I ed Elisabetta. Ancora bellissima, si spense a Napoli il 26 aprile del 1826 dopo una lunga malattia.

Donatella Pezzino

Immagine dal sito: https://www.flickr.com

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