Graziosa Casella

Senzanome

E’ veru sì, s’avissi diciott’anni

o puru vintott’anni, comu a tia,

non li patissi tanti disinganni

nè mi vinissi sta malincunìa.

La poetessa Graziosa ( Grazia ) Casella nacque a Catania il 20 novembre del 1906.

Catanese purosangue, Graziosa ebbe una vita sentimentale difficile e chiacchierata: madre di cinque figli, partorì la sua primogenita Tommasa all’età di soli 19 anni ( cui seguirono, diversi anni dopo, Salvatore e Maria Adele; ma dalla sua lirica “Li me figghi” pubblicata nel 1956 apprendiamo di altre due nascite) ma si sposò solo nel 1946 con l’insegnante Rodolfo Puglisi, di 15 anni più anziano di lei.

In questo periodo, Graziosa cominciò ad affacciarsi sulla scena poetica catanese che, nel secondo dopoguerra, costituiva uno dei substrati più fiorenti e stimolanti del panorama culturale italiano. Nel corso della sua attività, interagì con poeti illustri come Boley, Giuseppe Nicolosi Scandurra e Vito Marino, con i quali instaurò una pluriennale relazione fatta di scambi, provocazioni, “botta e risposta” e discussioni su argomenti di vario genere.

Di ampia e raffinata cultura, si fece notare per un uso ricercato della lingua italiana e per la sua grande ricchezza espressiva. Conosceva approfonditamente la storia antica e la mitologia, parlava correntemente l’inglese e scriveva abitualmente sia in italiano che in dialetto. Curiosa ed eclettica, mostrò in svariate occasioni una eccellente capacità nel padroneggiare i temi più disparati, dall’amore al tormento esistenziale, dall’amicizia all’insofferenza verso i canoni imposti da una società ipocrita e benpensante.

Quest’ultimo tema, in particolare, costituisce il filo conduttore di tanta produzione poetica della Casella: molte delle sue liriche, infatti, raccontano delle sofferenze procuratele dalle malelingue e dalle calunnie in diversi momenti della sua vita e soprattutto a causa del suo amore, tanto intenso quanto impossibile, per un uomo di parecchi anni più giovane di lei.

A questo legame, Graziosa dedicò nove splendidi sonetti e in particolare “S’avissi diciottanni”, componimento poetico dove l’amarezza del disinganno si unisce ad una straziante sete d’amore. Altri temi ricorrenti nella sua produzione furono la descrizione della natura, la devozione a S.Agata, la passione viscerale per la sua terra e gli affetti personali interpretati con una vena intimista di eccezionale profondità.

Le sue liriche, pubblicate su diversi giornali dell’epoca e soprattutto sulla celebre rivista di satira, politica e cultura “Lei è lariu”, riscossero molto successo e le regalarono una grande notorietà nonostante la quale ella mantenne sempre un contegno umile, serio e dignitoso, sia davanti ai suoi estimatori che nei confronti di chi la denigrava.

Prima della morte, avvenuta nel dicembre del 1959, Graziosa consegnò ai suoi colleghi poeti due manoscritti, “Ciuri di spina” e “Autunnu e primavera”: queste raccolte, mai pubblicate, racchiudevano poesie vibranti di tutta la sensualità, la passione e il dolore di cui l’animo sensibile della poetessa era stata capace.

Nonostante il successo e la popolarità raggiunte in vita, Graziosa Casella è oggi poco conosciuta e del tutto dimenticata. Recentemente, il poeta e musicista Alfio Patti ne ha ricostruito il profilo ed il percorso culturale, raccogliendo alcune delle sue più belle liriche nel suo saggio “Arsura d’amuri. Omaggio a Graziosa Casella” edito da Bonanno (2013).

Donatella Pezzino

Poesie di Graziosa Casella

Fonti:

 

 

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