Gli inni sacri di Elpide

elpide

Vissuta nel V secolo, la siciliana Elpide è stata la prima poetessa latina cristiana. La città di nascita è a tutt’oggi incerta: alcune fonti parlano di lei come “Elpide da Trapani”, mentre altre riferiscono che ella nacque a Messina. Appartenente al patriziato romano legato alla corte del re ostrogoto Teodorico, Elpide fu la prima moglie del celebre filosofo Severino Boezio. Donna colta e dotata di grande sensibilità artistica, seppe imprimere alla poesia femminile cristiana un corso tutto nuovo grazie alla sua capacità di infondere al verso un caldo afflato poetico e di superare così la tradizionale freddezza dell’inno sacro. Non a caso, di lei lo studioso siciliano Biagio Pace ha scritto: “La fiamma della fede cristiana rischiara or­mai la nuova poesia”. Morta verso il 493, fu sepolta a Roma presso i “Portici Vaticani”, luogo che conferma la considerazione di cui dovette godere all’epoca come donna e come letterata. Sulla sua epigrafe si può leggere: “Dicta fui Siculae regionis alumna” (fui chiamata figlia della terra siciliana). Di lei ci sono pervenuti due inni, l'”Aurea Lux” e il “Felix per omnes”, dedicati ai santi Pietro e Paolo. Di questi due inni riporto la versione allegata al testo del “De consolatione philosophia” di Severino Boezio tradotto da Benedetto Varchi. A lei, molte fonti accreditate attribuiscono anche il celebre “Decora lux”, recitato ancora oggi in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo; secondo alcuni studiosi, però, la paternità di questo inno è da ascriversi a Paolino d’Aquileia. Del Decora Lux riporto la traduzione italiana al testo del Liber Usualis, presente in Wikipedia.

Donatella Pezzino

***

Aurea Lux

Di bella eterna luce

E di color vermiglio, astri gemelli,

In questo dì, che le serrate porte,

Mercè di vostra gloriosa morte,

Di perdon apre ai peccator rubelli,

E terra, e Ciel riluce.

Portinajo del Cielo,

E maestro del Secol folle, e rio,

Ambidue de’ mortai giudici, e guide,

L’uno, e l’altro di voi alto s’affide;

Or che la Croce al’un rapìo

La spada il terren vela

Di supplichevol core

Clemente odi le preci, e i lacci rei,

Con quella man ricca di tal virtude

Sciolgi, che a tutti il Cielo e terra, e schiude

Tu con la tua voce l’Alme o danni, o bei

O Pietro almo pastore.

Correggi gli usi nostri,

Paolo maestro, e fa, che nostra mente

Poggi felice ale magion celesti;

Finchè la su voliam rapidi, e presti

Scevri dala rìa salma, e chiaramente

Qual’è Dio ci si mostri.

O germogli d’Oliva,

Cresciuti al paro, e di bei frutti carchi,

Deh fede, e speme, ognora ci mantenga:

Nè mai la doppia Carità si spenga,

Onde quando sarem del corpo scarchi,

Vita godiam giuliva.

Ognora a Dio si dia

Diviso in tre persone, uno in essenza

Onor, e gloria, e potestate eterna.

Egli è, che creò ‘l tutto,

E che ‘l governa

Né passò mai, né passa di lui senza

Il tempo, e così sia.

***

Felix per omnes

Angol non è del mondo

Che in questo dì di doppie palme misto

Di Pietro, e Paolo lieto non festeggi,

I quai col sangue mondo

Sacrati, che dal corpo uscìo di Cristo,

Premon di Chiesa Santa i primi seggi.

Son questi le due Olive,

E i vaghi Candelier, che in faccia a Dio

Mandan le chiare lor eterne luci

Lumiere ognora vive

Son di là su: sciolgono il laccio rio,

E per le vie del Ciel ci fanno i Duci.

Col suon di lor favella

Le porte fatte di smeraldi, e d’oro

Chiuder ponno od aprir, e le divine

Belle stanze di quella

Magion: chiave è del Ciel la lingua loro,

E le larve, oltre caccia ogni confine.

Di catene ( oh stupore!)

Mercè del Ciel Pietro vi ruppe i lacci,

Custode dell’Ovil, comun maestro,

Del bel Gregge Pastore:

Ei le sue pecorelle ai crudi impacci

Toglie dé lupi coraggioso, e destro.

Quel ch’egli in su la terra

Forte v’allaccia, sia legato ancora

Là sovra agli Altri: e là più sciolto resta

Quel, che quaggiù disserra:

Ei giudice d’ognun sedrà in quell’ora,

Che ogni piaggia arderà fiamma funesta.

Paolo va lui del paro

Maestro delle genti, e vaso eletto

Compagno nella morte, e in la Vittoria.

Ognun di splendore chiaro

Alluma e terra, e Ciel col bel suo aspetto,

Eterno del Chiesa, e Duce, e Gloria.

Ben tu, Roma felice,

Tinta del chiaro sangue ora ti godi

di due sì grandi, ed onorati Eroi,

Non ha ‘l Mondo Pendice

Che a te venga del par, non per tue lodi:

Solo per merito de’ custodi tuoi.

Dunque voi, gloriose

Alme di Pietro, e Paolo, eletti Gigli,

Dela corte del Ciel forti Campioni

Deh non ci sìen nascose

Le grazie vostre, e dai mortai perigli

Scevri n’andiam, alle del Ciel magioni.

Gloria a Dio Padre eterna,

Onor, e impero a Te, Figlio divino,

Potestà al Santo Spirito ognor si dia:

In quella alta superna

E in questa bassa fede all’uno, e trino

Nume immortal per sempre, e così sia.

***

Decora Lux

La bella luce dell’eternità irrigò
con beati raggi l’aureo giorno
che corona i Principi degli Apostoli
e (che) ai peccatori in cielo apre una libera strada.
Il Maestro del mondo e il Custode della porta celeste,
Padri di Roma e Arbitri delle Genti,
vincitore quello per (morte) di spada, questo per morte di croce,
siedono nel convivio della vita (eterna), ornati di alloro.
O beato pastore Pietro, accogli clemente
le voci dei supplici e le catene dei peccati
sciogli con la tua parola, a cui (è) attribuito il potere
di aprire alle terre il cielo (e, se) aperto, di chiuderlo.
O egregio dottore Paolo, insegna le leggi
e i nostri spiriti attira con te al cielo,
fin quando l’oscurata fede scorga il mezzodì
e la sola carità regni a somiglianza del sole.
O Roma fortunata, che sei consacrata
col glorioso sangue dei due Principi,
(e) imporporata col loro sangue:
solo per ciò sovrasti le altre bellezze del mondo.
Sia gloria eterna,
onore, potenza e giubilo alla Trinità,
che in unità ogni cosa governa
per tutti i secoli dell’eternità.
***

Immagine: il “Rilievo di Elpide” conservato al Museo Regionale di Messina, da: http://www.societamessinesedistoriapatria.it

Fonti:

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