Thapsos

 

Situato sulla penisoletta di Magnisi, in provincia di Siracusa (oggi parte del comune di Priolo Gargallo), Thapsos è uno dei più importanti siti archeologici della protostoria siciliana. Qui, durante la media età del bronzo (3500 a.C. – 1200 a.C. circa) si sviluppò una civiltà fiorente, passata alla storia come “Cultura di Thapsos”. Questa cultura accomuna a Thapsos altri villaggi costieri della Sicilia Orientale, come Matrensa, Plemmyrion, Cozzo del Pantano, Molinello di Augusta. Ceramiche nello stile di Thapsos sono state rinvenute anche nel territorio di Lentini, nel villaggio agrigentino di Caldare presso Monte San Vincenzo, in Contrada Paraspola a Chiaramonte Gulfi e nelle grotte della Barriera a Catania.

I reperti ritrovati a Thapsos testimoniano che il posto era già abitato nel XIV secolo a.C..  Grazie alla sua particolare posizione, il villaggio divenne presto uno dei più attivi centri commerciali del Mediterraneo; la presenza di due golfi, infatti, favoriva al massimo l’approdo dal mare, cosa che facilitò gli scambi con altri popoli. Molto intensi furono, in particolare, i contatti di Thapsos con la cultura egea e con quella maltese di Borg in- Nadur.

Secondo quanto riportato dallo storico greco Tucidide, Thapsos sarebbe stata scelta inizialmente da alcuni megaresi guidati dall’ecista Lamis. La scarsità di acqua, però, spinse questo gruppo di coloni a stabilirsi poco distante, dando vita alla loro fondazione definitiva: Megara Iblea (728 a.C.).

Nel sito di Thapsos, gli archeologi hanno rinvenuto una necropoli composta prevalentemente da tombe scavate nella roccia. Luigi Bernabò Brea le ha classificate in due gruppi: quelle sul pianoro hanno una celletta funeraria alla quale si accede attraverso un pozzetto verticale, munito di gradino per agevolare l’accesso; quelle sulla balza, invece, si aprono direttamente all’esterno attraverso piccole porte. Poichè la balza ha un lieve pendio, davanti ad alcune cellette è scavato un lungo canale per il drenaggio delle acque piovane. Durante le mareggiate, infatti, queste sepolture venivano inevitabilmente raggiunte dall’acqua, con danni ingenti  alla lastra sepolcrale che sovente era in legno. Nelle cellette si aprono una o più nicchie; alcune tombe presentano un intero cerchio di nicchie.

Si tratta per lo più di sepolture multiple, destinate ad accogliere un numero variabile di defunti: in alcuni casi, addirittura, una stessa tomba poteva raccogliere fino ad una cinquantina di corpi. Ogni defunto veniva inumato con il suo corredo funerario.

L’abitato, localizzato intorno all’istmo che collega Thapsos alla costa, ha rivelato costruzioni risalenti a due diversi periodi. Al più antico ( XIV-XIII sec. a.C. ) appartengono i resti di grandi capanne circolari dai muri a secco, e con tetti e pareti composti da legno, paglia e argilla. Nel periodo più tardo, edifici a pianta rettangolare si raccolgono intorno a cortili acciottolati. Le abitazioni non sembrano disposte in modo sparso e casuale, ma mostrano un assetto di tipo urbanistico; nell’ultima fase ( XI-IX sec. a.C. ), però, Thapsos sembra perdere questa organizzazione, e le capanne appaiono costruite senza un particolare criterio aggregativo. A difesa dell’abitato, Thapsos era cinta da una fortificazione con torri semicircolari del diametro di 5 m disposte ad intervalli regolari.

La  ceramica della cultura di Thapsos presenta molte analogie con quella eoliana della facies del Milazzese, sia per i motivi decorativi che per alcune forme peculiari  (le coppe su alto piede tubolare, ad esempio).  Abbondano gli orcioletti, le tazze attingitoio, le pissidi, le bottiglie monoansate e le scodellette su alto piede tubolare dalla probabile funzione di lampade. Molte ceramiche si ispirano, nello stile e nei decori, alla cultura minoica e a quella maltese di Borg in- Nadur. Ulteriore testimonianza degli scambi commerciali esistenti tra la cultura di Thapsos e le culture orientali sono alcuni particolari oggetti rinvenuti nelle tombe del Plemmyrion: armi e strumenti di bronzo micenei (una grande spada, pugnali e spade corte), nonchè un pettine d’avorio e alcune collane di perle di pastiglia di chiara provenienza orientale.

Il sito di Thapsos è stato studiato a partire dal 1880 da eminenti archeologi del calibro di Saverio Cavallari, Paolo Orsi, Giuseppe Voza e Luigi Bernabò Brea.

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Donatella Pezzino

A questo link, Google Maps offre la possibilità di visualizzare la zona: https://goo.gl/maps/tFwuZ29quKB2

Foto

Immagine 1: Thapsos, tomba circolare  (Foto di Archeo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19953734)

Immagine 2: Thapsos, Tomba (Foto di Archeo – Opera propria Di Archeo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19953739)

Immagine 3: Thapsos, capanna circolare (foto di Codas – Opera propria Di Codas2 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37650766)

Immagine 4: Cultura di Thapsos, Vaso globulare biansato decorato ad incisioni con figura di uccelli. Facies di Thapsos XV-XIII sec a.C. (foto di Davide Mauro – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38152171)

Fonti

  • Wikipedia
  • Luigi Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, 2016
  • S.Tusa, La Sicilia nella Preistoria, Nuovo Prisma, 1999
  • R.Peroni, Introduzione alla protostoria italiana, Laterza, 1994.
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