“Dopo il ballo” di Maria Ricci Paternò Castello

Bello sedermi fino all’alba al foco,
Sola, pensando e ripensando a lui!
Tornare in sogno nello stesso loco,
Ove beata di sua vista fui!

Strano miraggio, veggo a poco a poco
Larve formarsi negli angoli bui
E – della illusïone estremo giuoco! –
Mista la sua con le figure altrui.

Gli dico allor, resa, nell’ombre, audace:
«Non te ne accorgi che ti voglio bene?
Non te ne accorgi che non ho più pace?»

Egli sorride. Ma rinasce il giorno
E, grave il cor di sconosciute pene,
Come non fosse, in sua presenza torno.

*

Maria Ricci Paternò Castello di Carcaci (Catania, 1845 -?) da “Nuove Poesie”, Firenze, Le Monnier, 1885.

Immagine: un dipinto di Luigi di Giovanni (Palermo,1856-1938) dal sito http://www.arcutifineart.com

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“Teatro” di Giuseppe Villaroel

 

La veste di tulle rosa avvolge come una nuvola
estiva il tuo corpo di giunco. E il batuffolo biondo della chioma
ha una raggiante letizia di sole autunnale e un aroma
di ginepri fioriti all’alba sotto il cielo puro di viola.

Gli occhi ti brillano all’ombra delle lunghe ciglia oscure
e la mano bianca s’abbandona sul velluto rosso del palco.
Fiammeggiano i lumi. E con morbida profondità di ricalco
si staglia nello sfondo la sagoma delle tue linee pure.

Oh, semplicemente guardarti così come gli ebri che sognano,
occultamente amarti con l’anima che non spera
e tornare soli a casa per vie deserte ogni sera
con la luce dei tuoi occhi dentro le vene che bruciano!

E poi ne la stanza aperta, in una tristezza estrema,
vinti dal grande silenzio dei neri spazii profondi
che vibrano dell’infinito addio luminoso dei mondi,
cascare pallidi e stanchi sul letto, col cuore che trema.

E morire di desiderio così lentamente avvolti
in un torpore dolcissimo di sogni vago e lontano
e credere di sentire nella mano la carezza della tua mano
e sull’arida bocca il profumo dei tuoi capelli disciolti.

*

Giuseppe Villaroel (Catania, 26 ottobre 1889 – Roma, 10 luglio 1965) – poesia tratta dalla raccolta “La tavolozza e l’oboe”, ed. Taddei, Ferrara, 1918.

Immagine: un quadro di Francesco Longo Mancini (Catania,1880 – Roma,1954) dal sito http://www.antoniorandazzo.it/galleriaromasiracusa/www.galleriaroma.it

Donatella Pezzino

La “Serenata araba” del Frontini

La “Serenata araba”, opera del compositore e direttore d’orchestra catanese Francesco Paolo Frontini (1860-1939), fu composta negli ultimi anni dell’Ottocento su un testo poetico di Calcedonio Reina (Catania, 1842-1911). Divenne in breve tempo molto popolare, anche come pezzo da eseguire per pianoforte. “Essa” scrisse Domenico Danzuso nel 1953 “rappresenta un gioiello di impareggiabile valore e dimostra la genialità di un artista il quale, pur non conoscendo l’Oriente, ne seppe rendere appieno lo spirito, scrivendo la più bella musica araba.”

Donatella Pezzino

Su Francesco Paolo Frontini:

 

 

 

Da “Il cieco” di Giuseppe De Spuches

 

Ma non sempre trai palmiti e le rose
e l’azzurro de’ cieli e l’aurea luce
letiziar nelle serene cose
può l’intelletto, cui Natura è duce:
ma bello è il turbinar delle nevose
nubi, e l’urlo de’ venti e l’aer truce,
e l’ocean che mugghia, e fiammeggianti
pel buio immenso i fulmini sonanti.
*
Giuseppe De Spuches (Palermo, 1819 – 1884)

Immagine: Renato Guttuso ( Bagheria PA 1911- Roma, 1987), Mareggiata

Fonte: Poesie di Illustri Contemporanei scelte e ordinate da Ferdinando Bosio, Milano, 1865. https://www.yumpu.com/it/document/view/14946143/poesie-di-illustri-italiani-contemporanei-scelte-e-ordinate/159

Da “La rimembranza” di Rosina Muzio Salvo

Qual puro spirto, allor che chiudo i lumi,
Vegli al mio fianco, e su di me dispieghi
L’ali dorate, e al sogno mio sei vita.
Oh dell’anima mia celeste parte!
Se nell’ebbrezza del più caro sogno
Tua man rompesse di mia vita il filo,
Certo in tuo cor mi desterei: siccome
Due raggi uniti, due sospir confusi,
L’alme nel bacio dell’amor trasfuse,
Una sarìan… e io respiro ancora!

*
Rosina Muzio Salvo ( Termini Imerese, PA, 1815-1866), da “La rimembranza”, in Poesie, Palermo, Tipografia Clamis e Roberti, 1845

Immagine: “Amore e morte”, dipinto di Calcedonio Reina ( Catania, 1842-1911).

Da “Partenza” di Mario Rapisardi

Italy, Sicily, Catania, Town Hall. Whole artwork view. Portrait of a betrayed woman with curly hair. Her blouse is drawn open on the left side of the body. She wears a long, dark-coloured skirt. She sits on a floral sofa; behind her, can be seen a curtain. At her left, the sheet of a letter with inscriptions is posed on a drape. Black, white and dark tones are the predominant colours of the painting, characterized by light and shadow.

Quando ne le tacenti
Rigide notti un timoroso affetto,
Come a trepida lampa aura che fugge
Ad agitar ti vien l’anima in petto,
E tutta paurosa ne le custodi coltrici ti stringi,
E al vigile pensier schermo non trovi,
Io sonno esser vorrei:
Come farfalla in giglio
Io l’ala poserei
Sovra il tuo roseo ciglio.

Mario Rapisardi ( Catania, 1844-1912) da “Partenza”, in “Le ricordanze”, 1872.

Immagine: “La tradita” di Giuseppe Sciuti (Zafferana Etnea, CT, 1834- Roma, 1911) da http://www.gettyimages.it/

“Ombra adorata” di Mariannina Coffa

Che mi valse l’ingegno,il core e l’arte
Se te perdendo ogni Ciel perdei?
Se il nume che fu vita ai sogni miei
Mi condanna tacendo e si diparte?
Oh se vedrai queste dolenti carte
Che d’un alito ignoto accendi e bei
Saprai ch’ove sospiri,e piangi e sei
Ivi piange il mio core a parte a parte.
Saprai ch’io t’amo,ed è miracol novo
La vita mia….perchè son morta e vivo,
E là dove non sei non ritrovo!
Saprai, ch’ombra adorata,a me d’accanto
Ti riveggio pur sempre o sogno o scrivo
E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

*

Mariannina Coffa (Noto,  30 settembre 1841 – Noto,  6 gennaio 1878)

Nel video: Il cantautore Carlo Muratori (Siracusa, 19 settembre 1954)