La Cattedrale di Sale a Realmonte

La Cattedrale di Sale si trova a Realmonte, piccola cittadina in provincia di Agrigento. La zona vanta una delle ultime miniere di salgemma ancora funzionanti: qui, nel 2000, i minatori hanno creato una delle più affascinanti attrazioni della Sicilia odierna, frutto di un felice incontro tra natura e arte.

Da questo giacimento, la cui formazione risale a 6 milioni di anni fa, si estraggono oggi grandi quantità di sali potassici destinati a vari usi; molto del sale da cucina e per uso industriale presente sul mercato proviene proprio da questa miniera. Formata da gallerie a più piani, la miniera di Realmonte si estende per circa 25 km interessando il sottosuolo di Siculiana e di Raffadali.

La chiesa realizzata al suo interno è scavata a una profondità di 60 metri sotto il livello del mare; le pareti sono composte da halite purissima, i cui colori sfumano dal bianco al grigio chiaro. Oltre che di un rosone naturale di eccezionale bellezza, la cattedrale si fregia di statue, suppellettili e arredi che gli stessi minatori hanno scolpito nella roccia e nel sale.

Tra le opere più belle spiccano l’ambone, la cattedra vescovile, il cero pasquale e la mensa, ricavata da un grosso blocco di sale e decorata con la figura dell’agnello.

Le pareti sono motivate da stupendi bassorilievi raffiguranti la Sacra Famiglia, Gesù Crocifisso e Santa Barbara, patrona dei minatori.

Ogni anno, proprio nel giorno dedicato a S.Barbara (4 dicembre) ha luogo nella cattedrale una messa solenne officiata dal vescovo e riservata ai minatori e alle loro famiglie. La chiesa può ospitare 800 persone e vanta un’acustica che, secondo alcuni esperti, è di gran lunga migliore rispetto a quella di tanti teatri.

La cattedrale è visitabile solo su prenotazione, contattando la società che gestisce la miniera (Italkali). Le visite hanno luogo l’ultimo mercoledi di ogni mese, con guide esperte e con le necessarie misure di sicurezza. Per non interferire con i normali ritmi di lavoro, è previsto un massimo di 30 persone per ogni visita.

(per info, tel. 0922.816244; italkali.com).

Donatella Pezzino

Fonti e immagini:

https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/sicilia-la-cattedrale-dentro-la-miniera-di-sale

Immagini da: http://www.distrettoturisticodelleminiere.it/distretto/miniera-di-salgemma-e-cattedrale-del-sale/

ad eccezione della seconda foto, tratta da https://www.zingarate.com/italia/sicilia/agrigento/chiesa-di-sale-di-realmonte.html

della quinta e  dell’ultima, tratte dal sito: https://www.siciliafan.it/realmonte-e-la-cattedrale-di-sale/

Sant’Angelo Muxaro

Sant’Angelo Muxaro sorge su un colle gessoso a una trentina di chilometri da Agrigento, in una zona appartata rispetto alle consuete rotte turistiche. Ci si arriva seguendo la strada per Raffadali e deviando poi per S.Elisabetta. Secondo alcuni studiosi, sul suo territorio sarebbe fiorita la mitica Camico, antica e misteriosa città sicana sede della reggia di Kokalos.

Secondo la leggenda, la città fu fondata da un angelo: in realtà, il nome “Muxaro”(da Mu-assar o Muxar) si deve agli arabi che la tennero fra il IX e il XI secolo facendone un borgo fortificato. Dopo la conquista normanna, nel possesso di S.Angelo Muxaro si avvicendarono alcune delle più potenti famiglie siciliane, come i Chiaramonte e i Moncada.

La maggior parte della zona archeologica è composta da grotte scavate nelle rocce e da tombe sicane, le più antiche delle quali sono databili fra il XII e il IX sec. a. C. In queste tombe sono stati rinvenuti tesori che testimoniano la presenza di una fiorente civiltà dalla tarda età del Bronzo fino al V sec. a.C.  In questa civiltà, nonostante gli evidenti contatti con la cultura egea, l’elemento indigeno (sicano) sembra emergere con forza e seguire un corso evolutivo autonomo prima della definitiva acculturazione greca. La posizione isolata e la rarità dei contatti con la parte orientale dell’isola (più permeabile agli influssi esterni, soprattutto peninsulari) consentirono infatti alla tradizione sicano-egea di S.Angelo Muxaro di conservare a lungo la propria identità.

I resti dell’abitato indicano che fino all’inizio dell’età del ferro gli insediamenti umani sul sito fossero organizzati in piccoli nuclei, probabilmente a motivo del fatto che sullo stesso territorio convivevano diverse culture. Successivamente, il delinearsi della facies omonima porta gli abitanti a concentrarsi intorno ad un unico nucleo.

Nell’Ottocento, gli scavi effettuati dai contadini prima e dagli archeologi poi portarono al ritrovamento di una grande quantità di materiale archeologico, che oggi si trova sparso in vari musei, fra cui Palermo, Agrigento, Siracusa e addirittura il British Museum di Londra, che di S. Angelo Muxaro espone una coppa d’oro decorata a sbalzi raffigurante sei torelli in circolo.

Oltre alle ceramiche e ad altri oggetti di uso comune, nella necropoli di Sant’Angelo Muxaro sono stati ritrovati gioielli di eccezionale finezza: al dito di un cadavere, ad esempio, è stato rinvenuto un pesante anello submiceneo finemente intagliato. Altri preziosi degni di nota ritrovati in loco sono due anelli-sigillo in oro massiccio di produzione fenicio-cipriota (o indigena, secondo alcuni) e alcune coppe auree (fra cui, appunto, quella conservata al British Museum). Dalle sepolture a tholos proviene inoltre una gran copia di vasellame indigeno, coloniale e greco databile fra il VIII e il V secolo a.C.

Molte tombe sono a cupola, dalla forma a tholos miceneo tipica di tutto il bacino mediterraneo. Altre, molto particolari, hanno l’aspetto di un alveare: sono le cosiddette “grotticelle” scavate nella roccia.

La sepoltura più spettacolare è la cosiddetta “Tomba del principe” o “Grotta di Sant’ Angelo” (foto in apertura dell’articolo), dove secondo la leggenda, si ritirò S.Angelo, l’uccisore del drago. La tomba consta di due locali a cupola schiacciata: un’ampia camera circolare e un’annessa camera sepolcrale, anch’essa di forma rotonda. La grandezza della sepoltura e la particolare ricchezza del corredo al suo interno hanno fatto pensare ad una tomba reale o comunque destinata ad una dinastia influente. In epoca bizantina, questa tomba fu utilizzata come chiesa; nei secoli successivi divenne perfino covo di briganti. Inclusa nella grande campagna di scavo guidata da Paolo Orsi, a partire dagli anni Trenta del Novecento è stata oggetto di studi accurati.

Così Vito Maria Amico nel suo “Dizionario”(1757-1760) descriveva la località: “Angelo (S.) lo Mussaro. Lat. S. Angelus de Muxaro. Sic. S. Ancilu di lu Muxiaru (v. M.) Siede nella parte meridionale della Sicilia nella Valle di Mazzara, e la Diocesi di Girgenti, presso le rive di Alico, volgarmente Platani; contavanvisi nel secolo XVII 302 case, 1121 abitanti, oggi conta però 283 case, 949 abitanti. Ne è montuoso il sito verso Occidente, e rivolto ad Ostro.”

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Gianni Pezzino e Donatella Pezzino

Fonti

  • Wikipedia
  • Manuel Molinos,  Andrea Zifferero (a cura di), Primi popoli d’Europa. Proposte e riflessioni sulle origini della civiltà nell’Europa Mediterranea – Atti delle riunioni di Palermo (14-16 ottobre 1994) e Baeza (18-20 dicembre 1995), ed. All’Insegna del Giglio, 2002.
  • Enzo di Pasquale, Il giro della Sicilia in 501 luoghi, Roma, Newton Compton, 2014.
  • Vito Maria Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Trad. dal latino di Gioacchino di Marzo, Palermo, Tip. di P. Morvillo, 1855.
  • Luigi Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, 2016

Immagini

Immagine 1: Tomba del principe, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Tomba del principeUploaded by Markos90, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20655126

Immagine 2: Veduta del colle di S.Angelo Muxaro, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Panoramica su Sant’Angelo, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20654778

Immagine 3: La coppa d’oro conservata al British Museum, foto da http://www.famedisud.it.

Immagine 4: I due anelli-sigillo, foto da http://www.famedisud.it.

Immagine 5: Tombe a grotticella, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Necropoli preistoricaUploaded by Markos90, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20655139