Louise Hamilton Caico

Louise Hamilton nacque a Nizza l’ otto febbraio del 1859 (secondo altre fonti, del 1861).

Il padre Federico discendeva dal ramo irlandese degli Hamilton, casato antico e illustre; la madre, Pilatte Zulmà, proveniva da una famiglia di mercanti marsigliesi. Questa fusione dell’elemento irlandese con quello francese conferì al carattere di Louise una eccezionale sensibilità, che si espresse con una multiforme ricchezza di interessi e una grande curiosità verso le altre culture.

Ultima di sei figli, Louise crebbe in un clima familiare culturalmente stimolante. La famiglia abitava a Firenze, nell’antica residenza signorile denominata “La Canovaia” che Federico aveva acquistato nel 1863.

A Firenze,  la giovane Louise conobbe e sposò Eugenio Caico, un giovane e ricco proprietario terriero siciliano nativo di Montedoro. I parenti di Eugenio, e in particolar modo il fratello maggiore Cesare, non approvarono il matrimonio, forse temendo che l’ingresso in famiglia di una straniera portasse ad una dispersione del patrimonio familiare. Per questo, Louise ed Eugenio vissero i loro primi anni di matrimonio a Bordighera, dove nacquero anche i loro cinque figli.

Nel 1897, in seguito alla morte di Cesare Caico, ad Eugenio fu consentito di rientrare a Montedoro e di portare con sè la moglie e i figli: ebbe quindi inizio per Louise quella nuova e importante fase che, come donna Luisa Caico,  doveva condurla alla stesura del suo Sicilian Ways ad Days (tradotto in italiano con il titolo di Vicende e Costumi siciliani).

Rispetto ai celebri viaggiatori del Grand Tour (Goethe, Von Riedesel, Brydone, Houel, ecc.) che cercavano nella Sicilia soprattutto le vestigia di un glorioso passato, Louise scende nella viva realtà del costume e del sentire del luogo, descrivendoli in modo particolareggiato per averli vissuti da vicino giorno per giorno. A ciò si unisce in lei la curiosità per le radici etnico-storiche del linguaggio, dei riti e di alcune usanze, che ella riconduce al paganesimo e a influenze greche o africane.

Il suo verismo e la sua volontà di attinenza al fatto, però, non sono scevri da un sottile e pungente humor inglese, come è evidente in questo passo del libro in cui viene descritto il modo di spolverare delle donne del posto:

Si comincia coll’accertarsi se la finestra è ben chiusa, e, se non lo è, la si chiude, specialmente se è una bella giornata. Prendete poi una frusta dal manico corto – una specie di gatto a nove code fatto di strisce di panno e di flanella e di cenci in generale: con lo strumento ben saldo in mano, cominciate a menar colpi a destra e a sinistra, sulle sedie, sui mobili, sulle pareti, sulle casse verdi – ce n’è sempre qualcuna – in aria, sul pavimento, da tutte le parti, e, mentre voi dedicate le vostre entusiaste energie a questa specie di danza di guerra domestica, la polvere, disturbata, tenta la fuga e s’alza in piccole nuvole al di fuori del raggio d’azione del gatto a nove code vendicatore.

Tuttavia, quel sarcasmo con cui spesso sembra snobbare usi e costumi “barbari” ed estremamente lontani dalla sua mentalità costituisce solo in apparenza l’espressione di un orgoglioso senso di superiorità. Più profondamente, infatti, segnalano il suo forte coinvolgimento nelle vicende di una razza a tratti selvaggia e cruda, ma ricca di una poesia amara e struggente. Ne nascono alcune pagine commosse, come quella che descrive la cerimonia di benedizione dei campi, o di un realismo quasi violento, come quelle dedicate ai minatori:

In silenziosa fila corrono agili giù per le scale e senza emettere suono scompaiono nel nero abisso, che inghiotte le giovani vite, deforma i corpi, e suscita, nei loro cuori di fanciulli, istinti che li portano alla malvagità e all’immoralità. 

Spirito indipendente e intellettualmente aperto, Louise prende molto a cuore la delicata situazione della donna del luogo, che i tempi e lo spazio chiuso di un piccolo paese rurale costringono ad una atroce subalternità sociale e culturale. Nella società maschilista di Montedoro, la prima virtù muliebre sembra essere l’invisibilità: lo scomparire del tutto in un ruolo predefinito (figlia, moglie, madre) senza alcuna concessione alla persona, ai suoi desideri e alla sua dignità.

Illustrato da un nutrito corredo di immagini –  creato dalla stessa Louise ritraendo personaggi e scene ordinarie di Montedoro con la sua piccola Kodak a soffietto –  il libro si articola in varie sezioni che si soffermano su vari aspetti della vita quotidiana del paese: dalle stanze di casa Caico (di cui ella si trovò, in un certo senso, a rivoluzionare l’assetto e i ritmi) alle miniere di zolfo, dalle cerimonie private (matrimoni, battesimi, funerali) alle feste religiose nelle quali il sacro si mescola a reminiscenze pagane e al gusto del macabro. Colpiscono i ritratti dei vari personaggi del posto, tratteggiati con vivido realismo: il personale di servizio e i frequentatori di casa Caico, alcuni paesani, la sposa-bambina, i minatori ma soprattutto il soprastante Alessandro, sua preziosa guida e guardia del corpo. Grande assente il marito: Eugenio Caico, infatti, non viene mai menzionato nelle pagine del libro. La mancanza di un riferimento così importante non è casuale: l’argomento, infatti, era un tasto dolente per Louise.

Il matrimonio di Louise ed Eugenio aveva risentito negativamente della permanenza a Montedoro: il contesto metteva in evidenza la loro appartenenza a mondi diversi, rendendo problematica la convivenza (soprattutto dopo la partenza dei figli, attratti dalla mondanità moderna e lussuosa di Palermo). Fra i due si crearono, a lungo andare, conflitti insanabili, fino alla definitiva separazione.

Louise lasciò Montedoro nel 1923 per trasferirsi a Palermo, dove andò a vivere con i figli. Qui frequentò i migliori ambienti della cultura, dedicandosi alla stesura dei suoi scritti.

Aveva una perfetta padronanza del francese, dell’italiano e dell’inglese: oltre a Sicilian Ways and days , uscito per la prima volta a Londra nel 1910, pubblicò quindi diverse traduzioni, fra cui  Come essere felici pur essendo sposati di Hardy e Il tempo sepolto di Maeterlinke. Il suo interesse verso l’educazione della donna, vista come strumento di dignità e di emancipazione, la portò a pubblicare nel 1906 l’opuscolo Per un nuovo costume della donna in Sicilia. Tuttavia, Louise non può ancora essere considerata una femminista in senso stretto: la sua opera, infatti, è fortemente permeata dei tradizionali valori della tarda società vittoriana, in una sorta di ibrido tra femminismo e antifemminismo.

Morì il 7 marzo del 1927. E’ sepolta nella tomba di famiglia dei Caico accanto al marito e ai figli, presso il cimitero di S.Orsola a Palermo.

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Donatella Pezzino

Immagini

  • Il ritratto in apertura è tratto dalla copertina del libro “Vicende e costumi siciliani”, trad. Renata Pucci Zanca,  Edizioni Lussografica, 1996;
  • la foto della villa “La Canovaia” è da wikimedia commons;
  • la foto di Louise a cavallo è da wikipedia;
  • le ultime due foto, da http://www.castelloincantato.it/2017/06/18/louise-hamilton-e-il-nostro-piccolo-mondo-antico-a-cura-del-prof-salvatore-vaccaro/ .

Fonti

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