Carmelina Naselli

Carmelina Naselli nacque a Catania il 4 novembre 1894.

Nonostante fosse siciliana solo per metà (la madre era di Treviso), Carmelina fu una vera catanese DOC, sia nell’accento, sia nell’amore per la sua terra natale. Fin da giovane, questo attaccamento alle origini sicule si manifestò in lei sotto forma di una forte inclinazione verso gli studi etnografici, letterari e antropologici: studiosa appassionata, seguì le orme di Giuseppe Pitrè, del quale raccolse e continuò l’attività di ricerca. Non si sposò mai; la sua vita fu dedicata interamente alla ricerca, alla scrittura e all’insegnamento.

Laureatasi in Lettere nel 1919  all’Università di Catania, proseguì gli studi a Firenze conseguendo il diploma di specializzazione presso la scuola di Guido Mazzoni (1921). Dapprima insegnante di lettere alle scuole medie, passò dal 1936 alla Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, dove fu docente di Storia della Letteratura Italiana, Filologia romanza, Letteratura delle tradizioni popolari, Storia della lingua italiana e Storia delle tradizioni popolari; nell’ateneo catanese continuò ad insegnare fino al pensionamento (1966). Nel corso della sua carriera universitaria, fu particolarmente apprezzata per le sue doti umane, oltre che professionali: dolcissima e paziente, spiccava per  la sensibilità quasi “materna” con cui si mostrava sempre disponibile a comprendere e aiutare i suoi allievi.

Anche al di fuori dell’ateneo, Carmelina ebbe una vita culturale molto attiva: partecipò a convegni e conferenze, collaborò a giornali e riviste, fu presidente del comitato catanese della Società Dante Alighieri e della Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale (di quest’ultima fu anche segretaria e bibliotecaria); diresse inoltre la rivista “Archivio Storico per la Sicilia Orientale”. Fervente cattolica, fu priora provinciale del Terz’ordine domenicano femminile.

Nella sua casa catanese di via Enrico Pantano –  dove abitava con la sorella Concetta, anche lei insegnante – spiccava, oltre alla impressionante quantità di libri, una singolare raccolta di oggetti molto caratteristici, che Carmelina aveva messo insieme nel corso della sua attività di ricerca e che custodiva per il valore delle tradizioni e degli usi popolari dei quali erano testimonianza.

E’ morta a Catania il 13 novembre del 1971.

Tante sono le pubblicazioni che Carmelina Naselli ci ha lasciato e che rappresentano ancora oggi un punto di riferimento prezioso nel campo degli studi sulla letteratura, l’arte e le tradizioni popolari, sia siciliane che di altre parti d’Italia: tra le opere più importanti in tal senso ricordiamo Il martirio di S. Agata di un drammaturgo del seicento: Jacopo Cicognini (1927), Recite goldoniane di filodrammatici catanesi nel sec. XVIII (1927), Terremoti etnei e storie di popolo (1931), Arte sacra popolare siciliana (1932), La vita a Catania nell’Ottocento (1934), Satira di popolo nel Risorgimento siciliano (1935), Diavoli bianchi e diavoli neri nei leggendari medievali  (1943), Saggio sulle ninne-nanne siciliane (1948), Le donne nella festa di Sant’Agata a Catania, ossia Delle ’ntuppateddi (1952), Le maschere lignee della Val D’Aosta (1956), Usanze relative al lutto in Sicilia (1960), Aggiunte alle tradizioni popolari nella Divina Commedia raccolte dal Pitré (1966), Giuseppe Pitré, la musica popolare e il carteggio inedito col maestro F. P. Frontini (1968), Lingua parlata e lingua scritta nel pensiero del Foscolo (1970).

Donatella Pezzino

Immagine dal sito: http://www.aib.it

Fonti:

– Wikipedia

http://www.literary.it

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Cecilia Deni

 

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Cecilia Deni nacque a di Militello in Val di Catania ( CT) nel 1872.

Fin da giovanissima si distinse per le sue spiccate doti intellettuali e per la sua delicata sensibilità poetica: con il suo primo volumetto di poesie “Primi canti” , pubblicato a soli 18 anni, Cecilia attrasse l’attenzione di Mario Rapisardi che ebbe per lei parole di elogio.  Ottenuto il diploma magistrale a Catania nel 1890, si laureò a Roma nel 1894 con il massimo dei voti in Lingua e Letteratura Italiana. Tornata in Sicilia, ottenne subito la cattedra di lettere italiane alla Regia Scuola Normale “Giuseppina Turrisi Colonna” di Catania; successivamente, dal 1916 al 1932, ebbe l’incarico di Preside della Scuola Normale “Regina Elena” di Acireale, di recente fondazione.

Alla professione di educatrice, Cecilia affiancò una fiorente attività letteraria che si espresse nella pubblicazione di numerose raccolte di poesie, nella stesura di un poema ( l'”Alberto”, 1922), in collaborazioni con giornali e riviste e in testi di critica e storia della letteratura. Fra i suoi saggi più importanti si ricordano “La donna nella poesia del Medio Evo”, “Il pessimismo nei poeti italiani precursori di Leopardi”, “Le donne del romanticismo”, “I Madrigali di Mario Tortelli”  e “I sonetti di Vittorio Alfieri”. Non mancò in lei l’interesse per la cultura e il folclore di Sicilia, soprattutto in merito ai canti popolari e alla poesia dialettale: a queste tematiche Cecilia dedicò diversi studi, che culminarono nella pubblicazione dei saggi “Canti di popolo in Sicilia” e “La poesia popolare e i poeti dialettali in Sicilia”. A questi scritti si aggiungono due raccolte di favole e la bozza manoscritta di un romanzo rimasto incompiuto.

La sua vasta e articolata cultura riscosse l’ammirazione dei contemporanei; ebbe contatti con i più grandi letterati del tempo ( Ada Negri, Verga, Capuana, Carducci, Martoglio, solo per citarne alcuni) con i quali intrattenne rapporti di amicizia e di corrispondenza.  Oltre che nell’attività di letterata, Cecilia fu molto attiva dal punto di vista umano e assistenziale: nel 1909 fu una delle fondatrici della sezione catanese dell”Unione Femminile Nazionale”, un’associazione benefica a favore dell’infanzia, della famiglia e della donna. Morì nel 1934.

La Cecilia Deni poetessa ci ha lasciato in tutto sette raccolte: la già citata Primi canti (1890), Verso l’erta (1900), Echi primaverili (1901), Idilli e Scene (1903), Idillj (1912), Patria (1916) e Liriche (1934). Composta da pensieri, prose e liriche è l’opera “Adorazione”, che Cecilia pubblicò nel 1907 in memoria del marito. Per la freschezza dello stile, la grande forza espressiva e la classicità delle forme, i suoi versi sono stati spesso accostati a quelli di Ada Negri.

Donatella Pezzino

Leggi le liriche di Cecilia Deni

Fonti: