Sant’Angelo Muxaro

Sant’Angelo Muxaro sorge su un colle gessoso a una trentina di chilometri da Agrigento, in una zona appartata rispetto alle consuete rotte turistiche. Ci si arriva seguendo la strada per Raffadali e deviando poi per S.Elisabetta. Secondo alcuni studiosi, sul suo territorio sarebbe fiorita la mitica Camico, antica e misteriosa città sicana sede della reggia di Kokalos.

Secondo la leggenda, la città fu fondata da un angelo: in realtà, il nome “Muxaro”(da Mu-assar o Muxar) si deve agli arabi che la tennero fra il IX e il XI secolo facendone un borgo fortificato. Dopo la conquista normanna, nel possesso di S.Angelo Muxaro si avvicendarono alcune delle più potenti famiglie siciliane, come i Chiaramonte e i Moncada.

La maggior parte della zona archeologica è composta da grotte scavate nelle rocce e da tombe sicane, le più antiche delle quali sono databili fra il XII e il IX sec. a. C. In queste tombe sono stati rinvenuti tesori che testimoniano la presenza di una fiorente civiltà dalla tarda età del Bronzo fino al V sec. a.C.  In questa civiltà, nonostante gli evidenti contatti con la cultura egea, l’elemento indigeno (sicano) sembra emergere con forza e seguire un corso evolutivo autonomo prima della definitiva acculturazione greca. La posizione isolata e la rarità dei contatti con la parte orientale dell’isola (più permeabile agli influssi esterni, soprattutto peninsulari) consentirono infatti alla tradizione sicano-egea di S.Angelo Muxaro di conservare a lungo la propria identità.

I resti dell’abitato indicano che fino all’inizio dell’età del ferro gli insediamenti umani sul sito fossero organizzati in piccoli nuclei, probabilmente a motivo del fatto che sullo stesso territorio convivevano diverse culture. Successivamente, il delinearsi della facies omonima porta gli abitanti a concentrarsi intorno ad un unico nucleo.

Nell’Ottocento, gli scavi effettuati dai contadini prima e dagli archeologi poi portarono al ritrovamento di una grande quantità di materiale archeologico, che oggi si trova sparso in vari musei, fra cui Palermo, Agrigento, Siracusa e addirittura il British Museum di Londra, che di S. Angelo Muxaro espone una coppa d’oro decorata a sbalzi raffigurante sei torelli in circolo.

Oltre alle ceramiche e ad altri oggetti di uso comune, nella necropoli di Sant’Angelo Muxaro sono stati ritrovati gioielli di eccezionale finezza: al dito di un cadavere, ad esempio, è stato rinvenuto un pesante anello submiceneo finemente intagliato. Altri preziosi degni di nota ritrovati in loco sono due anelli-sigillo in oro massiccio di produzione fenicio-cipriota (o indigena, secondo alcuni) e alcune coppe auree (fra cui, appunto, quella conservata al British Museum). Dalle sepolture a tholos proviene inoltre una gran copia di vasellame indigeno, coloniale e greco databile fra il VIII e il V secolo a.C.

Molte tombe sono a cupola, dalla forma a tholos miceneo tipica di tutto il bacino mediterraneo. Altre, molto particolari, hanno l’aspetto di un alveare: sono le cosiddette “grotticelle” scavate nella roccia.

La sepoltura più spettacolare è la cosiddetta “Tomba del principe” o “Grotta di Sant’ Angelo” (foto in apertura dell’articolo), dove secondo la leggenda, si ritirò S.Angelo, l’uccisore del drago. La tomba consta di due locali a cupola schiacciata: un’ampia camera circolare e un’annessa camera sepolcrale, anch’essa di forma rotonda. La grandezza della sepoltura e la particolare ricchezza del corredo al suo interno hanno fatto pensare ad una tomba reale o comunque destinata ad una dinastia influente. In epoca bizantina, questa tomba fu utilizzata come chiesa; nei secoli successivi divenne perfino covo di briganti. Inclusa nella grande campagna di scavo guidata da Paolo Orsi, a partire dagli anni Trenta del Novecento è stata oggetto di studi accurati.

Così Vito Maria Amico nel suo “Dizionario”(1757-1760) descriveva la località: “Angelo (S.) lo Mussaro. Lat. S. Angelus de Muxaro. Sic. S. Ancilu di lu Muxiaru (v. M.) Siede nella parte meridionale della Sicilia nella Valle di Mazzara, e la Diocesi di Girgenti, presso le rive di Alico, volgarmente Platani; contavanvisi nel secolo XVII 302 case, 1121 abitanti, oggi conta però 283 case, 949 abitanti. Ne è montuoso il sito verso Occidente, e rivolto ad Ostro.”

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Gianni Pezzino e Donatella Pezzino

Fonti

  • Wikipedia
  • Manuel Molinos,  Andrea Zifferero (a cura di), Primi popoli d’Europa. Proposte e riflessioni sulle origini della civiltà nell’Europa Mediterranea – Atti delle riunioni di Palermo (14-16 ottobre 1994) e Baeza (18-20 dicembre 1995), ed. All’Insegna del Giglio, 2002.
  • Enzo di Pasquale, Il giro della Sicilia in 501 luoghi, Roma, Newton Compton, 2014.
  • Vito Maria Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Trad. dal latino di Gioacchino di Marzo, Palermo, Tip. di P. Morvillo, 1855.
  • Luigi Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, 2016

Immagini

Immagine 1: Tomba del principe, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Tomba del principeUploaded by Markos90, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20655126

Immagine 2: Veduta del colle di S.Angelo Muxaro, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Panoramica su Sant’Angelo, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20654778

Immagine 3: La coppa d’oro conservata al British Museum, foto da http://www.famedisud.it.

Immagine 4: I due anelli-sigillo, foto da http://www.famedisud.it.

Immagine 5: Tombe a grotticella, foto di Carlo Columba from Palermo, Italia – Necropoli preistoricaUploaded by Markos90, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20655139

Thapsos

 

Situato sulla penisoletta di Magnisi, in provincia di Siracusa (oggi parte del comune di Priolo Gargallo), Thapsos è uno dei più importanti siti archeologici della protostoria siciliana. Qui, durante la media età del bronzo (3500 a.C. – 1200 a.C. circa) si sviluppò una civiltà fiorente, passata alla storia come “Cultura di Thapsos”. Questa cultura accomuna a Thapsos altri villaggi costieri della Sicilia Orientale, come Matrensa, Plemmyrion, Cozzo del Pantano, Molinello di Augusta. Ceramiche nello stile di Thapsos sono state rinvenute anche nel territorio di Lentini, nel villaggio agrigentino di Caldare presso Monte San Vincenzo, in Contrada Paraspola a Chiaramonte Gulfi e nelle grotte della Barriera a Catania.

I reperti ritrovati a Thapsos testimoniano che il posto era già abitato nel XIV secolo a.C..  Grazie alla sua particolare posizione, il villaggio divenne presto uno dei più attivi centri commerciali del Mediterraneo; la presenza di due golfi, infatti, favoriva al massimo l’approdo dal mare, cosa che facilitò gli scambi con altri popoli. Molto intensi furono, in particolare, i contatti di Thapsos con la cultura egea e con quella maltese di Borg in- Nadur.

Secondo quanto riportato dallo storico greco Tucidide, Thapsos sarebbe stata scelta inizialmente da alcuni megaresi guidati dall’ecista Lamis. La scarsità di acqua, però, spinse questo gruppo di coloni a stabilirsi poco distante, dando vita alla loro fondazione definitiva: Megara Iblea (728 a.C.).

Nel sito di Thapsos, gli archeologi hanno rinvenuto una necropoli composta prevalentemente da tombe scavate nella roccia. Luigi Bernabò Brea le ha classificate in due gruppi: quelle sul pianoro hanno una celletta funeraria alla quale si accede attraverso un pozzetto verticale, munito di gradino per agevolare l’accesso; quelle sulla balza, invece, si aprono direttamente all’esterno attraverso piccole porte. Poichè la balza ha un lieve pendio, davanti ad alcune cellette è scavato un lungo canale per il drenaggio delle acque piovane. Durante le mareggiate, infatti, queste sepolture venivano inevitabilmente raggiunte dall’acqua, con danni ingenti  alla lastra sepolcrale che sovente era in legno. Nelle cellette si aprono una o più nicchie; alcune tombe presentano un intero cerchio di nicchie.

Si tratta per lo più di sepolture multiple, destinate ad accogliere un numero variabile di defunti: in alcuni casi, addirittura, una stessa tomba poteva raccogliere fino ad una cinquantina di corpi. Ogni defunto veniva inumato con il suo corredo funerario.

L’abitato, localizzato intorno all’istmo che collega Thapsos alla costa, ha rivelato costruzioni risalenti a due diversi periodi. Al più antico ( XIV-XIII sec. a.C. ) appartengono i resti di grandi capanne circolari dai muri a secco, e con tetti e pareti composti da legno, paglia e argilla. Nel periodo più tardo, edifici a pianta rettangolare si raccolgono intorno a cortili acciottolati. Le abitazioni non sembrano disposte in modo sparso e casuale, ma mostrano un assetto di tipo urbanistico; nell’ultima fase ( XI-IX sec. a.C. ), però, Thapsos sembra perdere questa organizzazione, e le capanne appaiono costruite senza un particolare criterio aggregativo. A difesa dell’abitato, Thapsos era cinta da una fortificazione con torri semicircolari del diametro di 5 m disposte ad intervalli regolari.

La  ceramica della cultura di Thapsos presenta molte analogie con quella eoliana della facies del Milazzese, sia per i motivi decorativi che per alcune forme peculiari  (le coppe su alto piede tubolare, ad esempio).  Abbondano gli orcioletti, le tazze attingitoio, le pissidi, le bottiglie monoansate e le scodellette su alto piede tubolare dalla probabile funzione di lampade. Molte ceramiche si ispirano, nello stile e nei decori, alla cultura minoica e a quella maltese di Borg in- Nadur. Ulteriore testimonianza degli scambi commerciali esistenti tra la cultura di Thapsos e le culture orientali sono alcuni particolari oggetti rinvenuti nelle tombe del Plemmyrion: armi e strumenti di bronzo micenei (una grande spada, pugnali e spade corte), nonchè un pettine d’avorio e alcune collane di perle di pastiglia di chiara provenienza orientale.

Il sito di Thapsos è stato studiato a partire dal 1880 da eminenti archeologi del calibro di Saverio Cavallari, Paolo Orsi, Giuseppe Voza e Luigi Bernabò Brea.

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Donatella Pezzino

A questo link, Google Maps offre la possibilità di visualizzare la zona: https://goo.gl/maps/tFwuZ29quKB2

Foto

Immagine 1: Thapsos, tomba circolare  (Foto di Archeo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19953734)

Immagine 2: Thapsos, Tomba (Foto di Archeo – Opera propria Di Archeo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19953739)

Immagine 3: Thapsos, capanna circolare (foto di Codas – Opera propria Di Codas2 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37650766)

Immagine 4: Cultura di Thapsos, Vaso globulare biansato decorato ad incisioni con figura di uccelli. Facies di Thapsos XV-XIII sec a.C. (foto di Davide Mauro – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38152171)

Fonti

  • Wikipedia
  • Luigi Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Il Saggiatore, 2016
  • S.Tusa, La Sicilia nella Preistoria, Nuovo Prisma, 1999
  • R.Peroni, Introduzione alla protostoria italiana, Laterza, 1994.