Scavi archeologici a Francavilla di Sicilia

Prosegue la campagna di scavo che vede protagonista Francavilla di Sicilia, sito ubicato nella fertile Valle dell’ Alcantara, sul pendio settentrionale dell’Etna a circa 20 km dalla più antica colonia greca, Naxos. Il 16 ottobre scorso, l’equipe del Dr. Kristian Göransson si è nuovamente recata sul posto per una nuova fase del progetto, nato nel 2015 dalla collaborazione fra l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, il Parco Archeologico di Naxos e il Comune di Francavilla. In questa impresa Göransson, direttore dell’Istituto, si avvale del prezioso supporto degli archeologi svedesi Dott. Henrik Boman e Dott.ssa Monica Nilsson, di alcuni studenti e di alcuni esperti della British School at Rome.

Risalgono al 1979 i primissimi scavi archeologici effettuati a Francavilla quando, all’interno di un santuario arcaico dedicato a Demetra e Persefone, furono portate alla luce alcune terracotte (pinakes) di tipo locrese. Fra gli anni Ottanta e i primi anni del 2000, l’attività di scavo ha interessato l’area in modo saltuario, e per lo più durante la costruzione di edifici o strade; solo a partire dal 2003, in seguito all’espropriazione del terreno privato su cui si trova il sito, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ha cominciato ad effettuare ricerche più organizzate e sistematiche. Si è giunti quindi al 2015, anno in cui l’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma ha ottenuto l’autorizzazione ad uno scavo quadriennale.

Il sito oggetto degli scavi include una zona nei pressi di Palazzo Cagnone, edificio settecentesco di proprietà del Comune, a nord dell’area scavata nel 2003-2004. “Scopo principale dell’indagine dell’Istituto Svedese di Studi Classici” scrive Göransson “è fare luce sulla relazione del sito con la città di Naxos al momento della sua fondazione e, in una fase successiva, sull’ eventuale identificazione di Francavilla con Kallipolis, città a oggi non localizzata a cui Strabone fa cenno come subcolonia di Naxos. Il progetto mira anche allo studio delle relazioni tra la costa e le aree interne della zona e a chiarire l’influenza culturale dei Greci sull’ entroterra, in particolare la valle di Alcantara e la zona circostante Francavilla, in epoca arcaica e classica.”

L’identificazione certa di questo sito darebbe luogo ad una scoperta sensazionale: Kallipolis, infatti, non è mai stata individuata, e nulla si sa della sua storia se non che fu fondata nel VII secolo a. C. da coloni calcidesi della vicina Naxos e probabilmente distrutta dal tiranno di Siracusa Dionisio I nel 403 a.C.

Un’accurata indagine geofisica preliminare ha rivelato la presenza di resti archeologici ad una profondità di quasi 2 metri; in più, ha appurato che nella parte sud dell’area non esistono costruzioni di poca posteriore all’ antichità, cosa che agevola notevolmente i lavori di scavo. Negli ultimi mesi del 2016 è quindi iniziata la rimozione del terriccio con scavatrici e bobcat, subito seguita dallo scavo a mano.

Questa prima fase ha portato alla scoperta di reperti databili al IV secolo a.C. e di una zona fittamente pavimentata che si dirige verso nord. “Questa superficie” afferma Göransson “ è di difficile interpretazione, in quanto non sembra essere un pavimento né essere dovuta a un crollo.” Tali rinvenimenti confermerebbero la presenza in loco di un complesso di edifici antichi.

Per la conservazione e l’esposizione di tutti i reperti ritrovati dal 1979, è in allestimento la nuova sede museale del vicino Palazzo Cagnone. Attualmente, una parte dei pezzi è conservata al Museo siracusano “Paolo Orsi” ; il resto si trova a Francavilla, nel piccolo antiquarium di via Liguria.

Donatella Pezzino

Immagine 1 da  http://www.siciliafelix.it  

Immagine 2 da  https://www.gazzettinonline.it

Fonti:

 

 

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Centuripe

Sito a 65 km da Enna, l’abitato di Centuripe è arroccato su una formazione montuosa, a 733 metri sul livello del mare: dalla sua particolare posizione è possibile scorgere il versante occidentale dell’Etna, la valle del Simeto e parte della Piana di Catania. Di origine antichissima, la città è sorta su un nucleo preistorico, formatosi con molta probabilità durante il Paleolitico; le prime tracce certe di insediamenti umani, però, risalgono al Neolitico, e sono state rinvenute in terreni fertili prossimi al corso del Simeto e del Dittaino, vie di comunicazione oltre che fonti di approvvigionamento idrico. Fra i documenti più notevoli databili a quest’epoca, le pitture rupestri ritrovate in contrada Picone, 400 metri a ovest del Simeto.

Nell’età del ferro, forse per motivi difensivi, gli indigeni della zona tendono ad allontanarsi dal corso dei fiumi e a stabilirsi sule alture, dove si crea una rete di villaggi. Su questa situazione si innesta nel VIII secolo a.C. la colonizzazione greca, che trasforma il posto da comunità di villaggio prevalentemente agricola a vero e proprio centro urbano. L’arrivo dei coloni greci, infatti, porta ad un forte aumento del valore degli scambi e al conseguente rafforzamento delle élites indigene. Tra Siculi e Greci si sviluppa un peculiare progresso di integrazione che dà vita ad una cultura unica nel suo genere. L’ellenizzazione degli indigeni di Centuripe coinvolge progressivamente ogni settore, dal modo di vivere al gusto artistico. Massima espressione di quest’ultimo sono le ceramiche, che alimentano una produzione fiorente con forme e cromatismi molto particolari.

Distintivo della cultura di Centuripe nel periodo classico è il Lekanis, un vaso policromo biansato composto da una coppa bassa e da un coperchio, con piede ad anello ed estrosi decori, sia scolpiti che dipinti; dal III secolo a.C. si aggiungono a questa produzione anche le caratteristiche statuette fittili che hanno meritato a Centuripe l’appellativo di “Tanagra della Sicilia”. Queste figurine, riproducenti soprattutto eroi, dei, danzatrici e animali, colpiscono per la grazia dell’espressione, la morbidezza della modellatura e la vivacità del movimento.

L’ellenizzazione della città divenne totale a partire dal IV secolo a.C, quando Timoleonte, cacciato il tiranno Nicodemo e deportata l’intera popolazione, vi installò nuovi coloni. Il controllo di Centuripe rappresentava un vantaggio estremamente importante dal punto di vista militare, data la posizione strategica del sito.

Bust of a Woman (Greek, Centuripe, Sicily, 300-200 BC)

Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.), Centuripe si sottomise spontaneamente ai Romani, che le elargirono diversi privilegi. Dichiarata città libera, fu esentata da qualunque tassa, e conobbe da questo momento un grandissimo sviluppo, diventando una delle più importanti e ricche città romane della Sicilia. La città ebbe un’ascesa ancor più eclatante dopo la sua distruzione, avvenuta nel 35 a.C. ad opera di Sesto Pompeo. Ottaviano, a cui i centuripini erano sempre rimasti fedeli, la fece ricostruire e le assegnò la cittadinanza romana.

In età imperiale, la potenza di Centuripe arrivò alla sua massima espansione: la grande quantità di vasellame e gli imponenti resti monumentali di questo periodo ne attestano non solo la ricchezza, ma anche un ruolo politico di prestigio. Un articolo di Rosario Patanè, pubblicato su La Sicilia di qualche anno fa, attribuisce ad un’importante famiglia senatoria di origine locale la massiccia presenza in loco di grandiosi edifici pubblici, dimore sontuose e mausolei come il Castello di Corradino, nato in età imperiale come edificio funerario e utilizzato poi da Corradino di Svevia come fortezza. Altri monumenti degni di nota sono il Tempio degli Augustali (I-II secolo), che si affacciava su una via colonnata, e un Ninfeo in Contrada Bagni, di cui rimangono una parete a nicchie, parti di un acquedotto e resti di una vasca di raccolta.

In età medievale, Centuripe subì ripetuti assedi che ne causarono il declino. L’abitato venne devastato e definitivamente distrutto dagli angioini (XIII sec.); il sito restò disabitato fino al XV secolo, quando cominciò a ripopolarsi con alcune famiglie scampate al terremoto e all’eruzione che avevano colpito i dintorni di Catania. Rifondata alla metà del Cinquecento con il nome di Centorbi, la città divenne feudo dei Moncada.

Nel Settecento, le sue imponenti rovine di età romana incantarono artisti di tutto il mondo come il pittore Jean Houel, e mecenati come il principe catanese Ignazio Paternò Castello di Biscari, che iniziò a sue spese le prime campagne di scavo a Centuripe, Castrogiovanni e Camarina. Il Biscari raccolse poi i reperti rinvenuti in queste zone in un ricco museo, allestito in un’ala del suo palazzo di Catania. Gli scavi intrapresi negli anni successivi hanno portato al rinvenimento di una quantità impressionante di altri reperti: parte di questo patrimonio è oggi custodito al Museo Regionale di Centuripe e in altre sedi museali siciliane (Palermo, Siracusa). Alcuni reperti vengono ospitati all’estero, in grandi strutture come il British Museum e il Metropolitan Museum of Art di New York.

Donatella Pezzino

Fonti

  • Wikipedia
  • Salvatore Rosano, Centuripe. Passato e presente di un’antica città, Oristano, S’Alvure Editore, 1996.
  • Rosario Patanè, Centuripe dalla preistoria alla distruzione medievale, in AA.VV. Studi, Ricerche, Restauri per la Tutela del Patrimonio Culturale Ennese, a cura di Salvatore Lo Pinzino, Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, 2012, pp.183-203.
  • Giacomo Biondi, Le pitture rupestri del “Riparo Cassataro”, in Contrada Picone, nel territorio di Centuripe, da Scavi e Ricerche a Centuripe, a cura di G.Rizza, 2002.

Immagine 1 – Lekanis centuripino,  (ep. 250÷300 a.C.) al Metropolitan Museum of Art, NY( foto da Wikipedia (Di I, Sailko, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11723812)

Immagine 2 – Etna vista dal castello di Carcaci da Wikipedia (Di Archenzo – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2276107)

Immagine 3 – Lekanis centuripino al museo di Düsseldorf, da Wikipedia (Di DerHexer – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11505702)

Immagine 4 – Statuetta fittile di danzatrice, II sec. a.C. da Wikipedia (Di I, Sailko, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11803966)

Immagine 5 –  Busto di donna conservato al Getty Villa Museum, Los Angeles, da Wikipedia  (Di Dave & Margie Hill / Kleerup from Centennial, CO, USA – Getty Villa – CollectionUploaded by Marcus Cyron, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30179117)

Immagine 6 – Terme romane di età imperiale di contrada Bagni da Wikipedia (Di Nicolò Fiorenza – Nicolò Fiorenza, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31812037)

Immagine 7 – Mausoleo Romano detto Castello di Corradino, da Wikipedia (Di Caillebotte.G. – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8015530)

Immagine 8 – Una sala del Museo Archeologico Regionale di Centuripe, foto da http://sacenturipe.altervista.org/blog/?p=599