Virginia Balistrieri

SenzanomeVirginia Balistrieri ( o Balestrieri, secondo alcune fonti) nacque a Trapani il 15 gennaio 1888.

Cominciò a recitare giovanissima in teatro nella compagnia di Giovanni Grasso Jr., che sposò agli inizi degli anni ’10. Nella sua famiglia, Virginia non era l’unica a calcare le scene: anche sua sorella Desdemona, moglie di Angelo Musco, era un’attrice molto apprezzata.

Virginia può essere considerata una vera e propria “antidiva” del cinema muto grazie alla sua particolare recitazione intrisa di un crudo e struggente realismo. Dotata di un grande talento drammatico, fin dall’età di 19 anni ricoprì ruoli da protagonista in importanti lavori teatrali  e fu diretta da Nino Martoglio in quelli che oggi sono riconosciuti veri e propri capolavori del muto, come l’indimenticabile “Sperduti nel buio” (1914) considerato il precursore del neorealismo italiano, francese e russo. Nel film, tratto dall’opera ( 1901) del drammaturgo napoletano Roberto Bracco, Virginia interpreta con straordinaria intensità il ruolo di Paolina, la figlia illegittima di un nobile che un suonatore cieco ( interpretato da Giovanni Grasso) salva dal baratro della prostituzione. Fino ai primi anni Quaranta, l’unica copia esistente della pellicola era conservata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Da qui, i tedeschi la trafugarono nel corso del secondo conflitto mondiale: da allora non è stata più ritrovata.

Per chi volesse farsi un’idea del film, su youtube è disponibile una interessante ricostruzione effettuata utilizzando le fotografie originali:

Recentemente ne è stata realizzata anche una versione animata: https://www.youtube.com/watch?v=3nPOjkAXjVk

Sebbene la celebrità di Virginia sia in gran parte legata all’importanza di “Sperduti nel buio”, la sua carriera è stata costellata di successi, sia al cinema che nei teatri di tanti paesi del mondo. Impareggiabile nel ruolo di Santuzza nella versione cinematografica della “Cavalleria Rusticana” (1924), Virginia ha lavorato con attori del calibro di Vittorio de Sica, Angelo Musco, Umberto Spadaro, Virna Lisi, Amedeo Nazzari, Anthony Quinn e Nino Taranto partecipando ad una ventina di film dal 1914 al 1958. Nella sua filmografia spiccano “Capitan Blanco” (1914), “Terra di nessuno” (1939), “Mare” (1940), “I fuorilegge” (1949), “Anni facili” (1953), “Maruzzella” (1956), “Onore e sangue” (1957), “I mondo dei miracoli” (1958). L’attrice si è spenta a Roma il 3 agosto del 1960.

Donatella Pezzino

Immagine: Virginia Balistrieri in “Sperduti nel buio” ( 1914)

Fonti:

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Catania, la piccola Hollywood del cinema muto

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Agli inizi del Novecento,  Catania era famosa per le sue numerose case di produzione cinematografica: una vera e propria “Hollywood” italiana.

La prima fu la Morgana Film, fondata da Nino Martoglio nel 1913: fu anche una delle prime case di produzione italiane.

Tra i film prodotti dalla Morgana Film ci furono i film muti “Therese Raquin” con Maria Carmi, “Capitan Blanco” con Giovanni Grasso e Virginia Balestrieri  e, con la stessa coppia di attori, il mitico “Sperduti nel buio” ( 1914). Questo film, realizzato su sceneggiatura di Martoglio, è considerato oggi un precursore del neorealismo russo, francese ed italiano: fu probabilmente trafugato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e, purtroppo, mai più ritrovato.

Subito dopo la Morgana, a Catania furono fondate altre case di produzione: la Jonio Film, la Sicula Film, la Katana Film e, nel dicembre del1913, la celebre Etna Film.

Quest’ultima fu un’iniziativa in grande stile che lasciò un solco profondo nella storia della città: fondatore, finanziatore ed amministratore fu il cav. Alfredo Alonzo, industriale dello zolfo. La “Etna” funzionò a pieno ritmo per un biennio, dando vita a film drammatici e “kolossal” storici: Alonzo non badò a spese e dotò la sua creatura di costose attrezzature d’avanguardia provenienti da tutto il mondo. Diede lavoro a centinaia di persone fra maestranze, comparse e attori : si calcola che ad ogni film lavorassero oltre 500 persone, un numero davvero enorme per l’epoca.  Fra le produzioni più importanti dell’Etna Film ci furono “Il cavaliere senza paura”, “La dama bianca”, “La coppa avvelenata” e il monumentale “Christus”, film che ebbe un costo esorbitante.

Nel 1915, la Etna Film chiuse i battenti. Le cause furono molteplici: contrasti interni, scelte sbagliate ed enorme sperpero di denaro, ma anche lo scoppio della guerra, che sottrasse alla società gran parte della manodopera e degli attori. La lavorazione dei film si svolgeva in una splendida villa di proprietà del cavalier Alonzo, in zona Cibali; oltre alle attrezzature tecniche per le riprese, la casa di produzione disponeva di diverse automobili, un pullman, carrozze, cavalli oltre ad arredi per gli interni.

Fu proprio un meccanico dell’Etna Film, Francesco Margiunti, ad inventare due regoli calcolatori per la perforazione della pellicola negativa e positiva, strumenti che oggi si trovano al  Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Donatella Pezzino

Fonte: http://www.wikipedia.it

Foto: Maestranze dell’Etna Film prima della chiusura dello stabilimento, da sempreinpenombra.com